“O Bannu”, riscuote giorno dopo giorno sempre più successo… la musica lucana si fa conoscere ormai ovunque!
Il merito è proprio loro, degli ETHNOS, uno dei gruppi di musica popolare più famosi nel panorama lucano, nazionale ed internazionale!
Left – Avvenimenti: Arpa popolare e chitarre elettriche, Graziano Accinni con gli Ethnos e il cd O Bannu (Scaramuccia Music) invita alla riscoperta delle sonorità della Valle dell’Agri, fra antiche nenie, canti sacri e contaminazioni con tradizioni marocchine e portoghesi (Mario Bonanno)
Alias – Il Manifesto: Graziano Accinni, mente degli Ethnos, non ha impostato il gruppo su sterili parametri “filologici”: le tarantelle, le polke, i canti devozionali della sua Lucania diventano terreno di sfida per preservarne la forza melodica e ritmica, ma con la più ampia discrezione negli arrangiamenti: che pescano dove serve, senza pudori. Il tutto alla fine, affascina, convince, e a volte commuove (Guido Festinese)
Mucchio selvaggio Ethnos, distante da toni trionfalistici e chiassosi:si ascolti il canto devozionale “Rusariu”, eseguito per chitarra classica, voce solista e cori profondi. È invece la grazia a guidare episodi come “Polca a matrimonio”, che fa virare inaspettatamente l’accompagnamento delle nozze di paese verso una sorta di country-western (che idea simpatica!), come se tutte le musiche popolari del mondo fossero sorelle. Il benessere trasuda nella sensuale gioiosità di “Vola e mena”, nell’accelerata “Tarantella all’aviglianese” o nell’inseguimento a tre chitarre di “Lucanae”. Buono l’esordio. (Gianluca Veltri)
Mondomix: un bel miscuglio di tradizione e innovazione scorre nelle vene di questo disco pensato e realizzato da Graziano Accinni. Nenie, canti alla Madonna, tarantelle e ballate popolari che hanno a lungo popolato la regione lucana vengono speziate con trovate – mescolamenti a estetiche altre, persino impensabili, tipo il country – e riproposte con buon gusto. (Antonio Blasi)
Kronic: il progetto guidato dal chitarrista Graziano Accinni rispolvera alcuni momenti decisamente suggestivi fra cui spiccano ballate come la malinconica Crevu, le orecchiabili Sona si vuoi sunà e Fiore ri lu fiori o le ipnotiche Rusariu Sciucam… Diversi travolgenti momenti da ballo ed altrettante suggestive ballate; Tanto calore mediterraneo…sapori antichi attualizzati con cura per un progetto interessante che merita rispetto. (Roberto Bonfanti)
L’isola che non c’era: bell’album dal titolo originale, O bannu. Graziano Accinni, valente musicista lucano, ha deciso di proporre suoni, parole, ritmi, atmosfere attraverso una lettura nuova ed originale. E’ questo un lavoro intenso, profondo, filologico ma anche aperto ad avventure musicali senza azzardi e con il desiderio di fare conoscere la tradizione musicale lucana attraverso sonorità ed arrangiamenti moderni ed intriganti…Rimandi che rendono l’ascolto di questo bel lavoro un momento alla ricerca delle nostre radici più profonde (Rosario Pantaleo)
Brigata Lolli: un distillato di piccole perle, fatte con passione, conoscenza e amore (Bielle)
Avvenire: gli Ethnos recuperano il patrimonio di ballate nenie e canti della Basilicata e lo mescolano con sperimentazioni e sonorità anche di altri mondi, dal fado al country (Andrea Pedrinelli)
L’Eco di Basilicata: Graziano Accinni e il suo gruppo, rispolverando una tradizione musicale antichissima un tempo apprezzata ovunque, culminata nella quasi leggenda dei suonatori di arpa popolare dei piccoli paesi della Val d’Agri, ha ridato sound a brani antichi e pregni di storia, portando con gli Ethnos la musica popolare lucana anche in Cina a Shanghai dove non era mai arrivata (Caterina Cassino)
La dea bicefala: …”O Bannu” (il banditore) sarebbe uno dei migliori album di folk geneticamente modificato degli ultimi tempi. Basterebbe ascoltare l’iniziale “Polcabasilisca” e apprezzare il pregevole lavoro di ricomposizione della polka – qui accelerata, lasciata esplodere in una vertigine di suoni. Nei 16 pezzi che compongono questa rara topografia sonora suggestioni di nuova composizione che attingono sapientemente a tradizioni greche, marocchine, spagnole e portoghesi. Un corpus compatto, retto da una sottesa logica convincente (l’idea di un unicum musicale del meridione d’Europa, cioè, che si alimenta attraverso il Mediterraneo) (Luca Ferrari)
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