Daily Archives: 18 maggio 2009

Quando gli immigrati eravamo noi e la Lega dei razzisti era ancora lontana

“Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane.Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti.

Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti.

Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro. I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali”.

La relazione così prosegue: “Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare [grassetto dedicato solo ed esclusivamente a chi si sente Celtico-Padano dentro, ndr]. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano pur che le famiglie rimangano unite e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell’Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione”.

Il testo è tratto da una relazione dell’Ispettorato per l’Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, Ottobre 1912

Fonte: Mercante di Venezia

La nomina degli scrutatori e la legge "porcata"

Penna Tra qualche giorno tutti i comuni dovranno provvedere a designare gli scrutatori per i seggi elettorali.
Una ennesima ingiustizia ai danni dei disoccupati sta per consumarsi senza che nessuno ne parli.
Qualche settimana fa abbiamo assistito ad un incontro politico nel corso del quale un esponente di un partito che aspira a proporsi alla guida della comunità, ha candidamente affermato che un paio di anni addietro é stato “ingiustamente” inquisito per aver fatto delle segnalazioni, in qualità di segretario provinciale di un partito, all’ufficio preposto della Corte di Appello del Tribunale di Potenza alla nomina dei presidenti di seggio.

La sua giustificazione è che questa era la prassi, tant’è che anche un esponente politico di rilievo di un partito avversario aveva fatto la stessa cosa.
Abbiamo così appreso dunque che le nomine dei Presidenti di seggio avvengono su segnalazione dei partiti politici. E’ davvero così? Qualcuno lo smentisca. Ogni commento ci appare superfluo.

Ma veniamo agli scrutatori.
Fino al 2005, dopo una lunga battaglia dei radicali, la nomina degli scrutatori è avvenuta per sorteggio da un elenco di cittadini. Nella prima repubblica erano addirittura i segretari di partito a spartirseli, utilizzando con sistema proporzionale alla loro forza politico-elettorale.
Non ci sembrò dunque vero che finalmente con un criterio oggettivo si sceglievano gli scrutatori, mentre ai partiti rimaneva la facoltà di nominarsi i rappresentanti di lista per vigilare e tutelarsi durante le operazioni di voto.

Poi è intervenuta la legge del 21 dicembre del 2005, n.270, meglio conosciuta come la legge “porcata”, perché definita dal suo stesso autore, il leghista Calderoli.
All’art. 9 tale legge attribuisce ad una commissione elettorale comunale composta dal sindaco e da quattro membri effettivi il potere di nominare gli scrutatori da un elenco che viene aggiornato ogni anno e rispetto al quale i cittadini, molti dei quali neanche lo sanno, possono presentare domanda entro il mese di novembre per esservi inseriti.

Insomma peggio della prima repubblica, perché di fatto non viene tenuto presente neanche il criterio della proporzionalità.
C’è solo una possibilità alternativa: è sufficiente che un solo membro non sia d’accordo che il banco salta e la legge non esclude il ricorso al sorteggio tra tutti i cittadini che ne hanno fatto domanda e sono inseriti nell’apposito elenco.
Finora in verità non ci risulta che questa seconda opzione sia mai stata perseguita.

I giovani diplomati e disoccupati che a valanga hanno presentato domande per i concorsi regionali, in circa 30.000, dovrebbero prendere coscienza che è necessario diventare protagonisti, inaugurando una nuova stagione di diritti. In ogni comune dovrebbero chiedere che si proceda con il sorteggio, così come dovrebbero vigilare sulla correttezza dei concorsi nella pubblica amministrazione, in tutto l’apparato pubblico del sud, compresa la scuola, è notorio che essi vengono pilotati.

La  nomina degli scrutatori è una modesta occasione per i disoccupati di guadagnare qualcosa, senza la compiacenza di un politicante tale opportunità viene a mancare. Per legge è stato creato l’ennesimo cattivo esempio di esercizio del potere da parte della casta partitica.
Un’ulteriori vergogna che perpetua nel tempo una legge “porcata” a cui nessuno si oppone.

Montalbano Jonico

Dr. Vincenzo Maida

Consigliere Comunale

Presidente Centro Studi Jonico DRUS

Opera derivata da Blogue Pol, su consenso

Rubrica: Una Foto, Una Frase

La frase della settimana:

La filosofia non serve a nulla, dirai; ma sappi che proprio perché priva del legame di servitù è il sapere più nobile.

Aristotele

La foto della settimana:

image 51° chilometro (Foto di Vecchiostile 75)

Rubrica a cura di val d’agri & co