Solo i toni accelerati di una polemica elettorale che al suo inizio ha già consumato troppa apologia e molta propaganda, mi hanno trattenuto dal prendere parte ad una discussione di merito sul ddl 1195 che reputo urgente e responsabile, almeno per il carico deleterio che riversa sulla Basilicata. Ma il riserbo istituzionale che mi sono volutamente imposto per tenermi a debita distanza dalle secche di un dibattito sul petrolio, che giudico lento e pieno di pregiudizi, deve saper indietreggiare per far posto ai diritti di conoscenza e d’informazione che hanno i lucani verso il loro destino.
Alcuni giorni fa, con la benevola complicità della Lega Nord, si è consumato un vero delitto istituzionale a danno della Basilicata e del Mezzogiorno. Non solo la Regione è stata espropriata della sua fondamentale e necessaria funzione di governo del territorio e delle sue risorse naturali, ma si è introdotto il principio della dispersione nazionale dei benefici del petrolio verso le regioni che non generano royalties oppure che ospitano rigassificatori come la Liguria e il Veneto.
Si tratta di una scelta profondamente iniqua contro cui la Basilicata farà sentire con grande determinazione la sua voce perché ad essere in gioco è il suo diritto al legittimo utilizzo delle royalties petrolifere.
In particolare è sull’articolo 27 bis che conviene fare due conti. I benefici sul costo della benzina, infatti, sarebbero stimabili al prezzo attuale del petrolio (57.16 $/barile ed euro/dollaro a 1,3472) in alcuni centesimi di euro a litro, non più di 8 c€/l, cioè pari allo sconto che normalmente si riesce ad ottenere rivolgendosi ai fornitori presenti in alcune regioni inserite nei circuiti della grande distribuzione. Tutto questo presupponendo che ai cittadini della Basilicata vada esattamente il 3% del prodotto della coltivazione derivante dal suo territorio. Pertanto il beneficio stimato per una famiglia media, ipotizzando un valore di circa 18/20 milioni di euro complessivi – calcolato in base al valore medio del greggio nel 2009 – risulterebbe di poco superiore agli 80 euro per anno. Decisamente molto meno di quanto ottenuto con l’iniziativa Sconto gas (da un minimo di 100 euro a famiglia fino ad un massimo di 610 euro per i cittadini meno abbienti) che il governo regionale ha già realizzato lo scorso anno ed ha esteso ancor più nel 2009, aumentando la platea dei beneficiari.
Inoltre, con buona pace del federalismo predicato, il 30 % del gettito andrà ad alimentare un fondo centrale di cui beneficeranno altre regioni che non danno certo lo stesso contributo energetico offerto dalla Basilicata alla competitività ed al funzionamento del Paese.
Naturalmente è chiaro a tutti che allargando il numero dei beneficiari non potrà che diminuire l’efficacia della partita finanziaria disponibile, in quanto dividendo un fondo di 20 milioni di euro per il numero degli abitanti di Veneto, Liguria e Basilicata, si avrebbe un contributo non superiore a 10 euro all’anno per famiglia. Una cifra assolutamente ridicola per alleggerire il caro vita e sostenere le difficoltà reddituali dei cittadini. E’ su questo grande inganno che va costruito un fronte di rivendicazione comune, per difendere le risorse della Basilicata e recuperare lo spirito buono del d.lgs. 625/1996, quando con l’articolo 1-bis è stato previsto che a decorrere dal 1999 il gettito dell’aliquota prima destinato allo Stato fosse destinato alle regioni a statuto ordinario del Mezzogiorno. E’ stata una scelta forte, di vero meridionalismo, che ha tenuto conto dell’affaticamento e del ritardo di sviluppo del Sud e che ora, con il ddl 1195, rischia impropriamente di saltare.
In realtà la battaglia che abbiamo ingaggiato è molto più ampia e decisiva per il destino della nostra regione. C’è bisogno di un nuovo e più maturo quadro di regolazione contrattuale che intervenga efficacemente sull’allargamento del diritto alle royalties, ferme al 7%. Un quadro che riposizioni il versante del petrolio verso una più corretta triangolazione Stato-Regione-Compagnie e che lavori in direzione prevalente dello sviluppo condiviso e dell’efficacia delle ricadute su territori e popolazioni.
In fin dei conti è questo che ci aspetta e su cui occorre ritrovare unità d’intenti tra maggioranza ed opposizione, anche esercitando un’attività costante di lobbying parlamentare. Per questa stessa ragione ho già proposto ai parlamentari lucani, con una mia lettera, l’istituzione di un tavolo di confronto che persegua azioni comuni sui punti d’interesse regionale che riguardano la partita del petrolio e delle sue risorse.
Perché il federalismo non può essere la porta stretta da cui entrano espropri, disparità, svantaggi e ne escono ridotti i diritti e rimaneggiate le garanzie. Diversamente occorre che esso conduca ad opportunità, attraverso il merito e la responsabilità, sviluppando una cultura veloce e moderna del governo dei territori.
Per questo, come sempre, è alla politica che ritorna l’ultima parola. E la sfida, al di là delle contrapposizioni di parte, non dovrebbe che tenere conto di una sola cosa: il buon futuro della nostra regione.
Vito De Filippo
Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno