
Il Corriere della Sera e alcune autorevoli testate On line hanno dato grande evidenza alla battaglia che i cittadini brianzoli, guidati dai loro ammistratori, si accingono a sostenere per scongiurare il rischio di possibili trivellazioni nella zona di Merate volte alla ricerca di idrocarburi in un’area di particolare pregio ambientale e di sicuro interesse turistico. In campo è sceso anche l’ex ministro Castelli per tutelare non solo l’integrità dell’area, ma per sottolineare quanto rischiosa sarebbe l’estrazione di idrocarburi (per ora non c’è ancora l’ombra di trivelle!) soprattutto se questa attività estrattiva fosse condotta in barba e contro la volontà delle popolazioni locali, intenzionate ad andare fino in fondo, senza badare a nulla!
Nell’articolo del Corriere on line – quattro fitte pagine con relative prese di posizione dei lettori e splendide fotografie dell’area che documentano le peculiarità del paesaggio – si illustrano i rischi ai quali la Brianza andrebbe incontro nella malaugurata ipotesi in cui qualcuno immaginasse soltanto di piantare le trivelle. Si parla di uno scenario unico, in Lombardia, in prossimità della collina di Montevecchia. E si accenna poi al pericolo di una inevitabile rovina per uno “scenario bucolico” di quel genere. Insomma, una vera, terribile sconfitta per i cittadini lombardi.
Tutto questo perché? Perché è stata data notizia della concessione ad una società australiana dell’autorizzazione alla ricerca di idrocarburi in terra di Brianza. Ma non è tutto. Sempre secondo le informazioni contenute nell’articolo di Alessandro Sala si sottolinea a grandi lettere che PD e Lega sono scesi in campo contro Scajola per evitare che una scelta del genere possa prendere piede e consentire alle società petrolifere di ergere le trivelle. Si parla poi di un no trasversale che prescinde da qualunque collocazione politica e dalle diverse posizioni (centro, sinistra e destra) per dire no a tutto ciò che minaccia l’ambiente e rischia di stravolgere la fisionomia del territorio. E dei suoi abitanti.
Insomma, la gente della Brianza non scherza affatto! E non è minimamente disposta ad accettare compromessi e dichiarazioni rassicuranti sul futuro con il petrolio.
Che dire? Una sola considerazione: la Brianza non è in Basilicata e la Basilicata, nostro malgrado, non è in Brianza. Nostro, per dire dei lucani che vivono dentro e fuori la Basilicata, ancora terra del Sud e non solo di Carlo Levi…
Mi astengo dal fare qualunque commento: richiederebbe un frasario non proprio urbano e un’appropriata terminologia, se si pensa che bisogna dire pane al pane e vino al vino, forse mai come in una circostanza del genere in cui peraltro ci si appresta ad ascoltare il messaggio di tecnici ed esperti in ordine alla vocazione della val d’Agri (terra di trivelle e di petrolio) per quanto riguarda la valorizzazione delle biodiversità. Il convegno è annunciato dall’Eni nella Valle dell’Agri – salvo errori – per il 28 maggio. Una buona occasione per spiegare ai lucani che di petrolio si deve vivere e si può tranquillamente anche morire. Della meravigliosa Basilicata non interessa niente a nessuno. Altro che i brianzoli sovversivi e incazzati!
ROCCO DE ROSA
Fonte: LucaniaNews 24