Daily Archives: 23 giugno 2009

Nona edizione del Torneo “Estate Cup”

clip_image002Nona edizione del Torneo “Estate Cup” organizzata dal Comitato Provinciale ACSI di Salerno in collaborazione con l’Associazione “Atletica Nazionale” di Capaccio. Il successo è dovuto all’impegno profuso dal Presidente Assunta Orlando, come, del resto, è avvenuto nelle precedenti edizioni.

Il Torneo si svolge sui campi in erba del Centro Sportivo Ariston di Paestum e lo Stadio Comunale “Vecchio” dal 24 al 28 giugno. Le squadre partecipanti saranno divise in tanti gironi all’Italiana e le vincitrici dei vari gironi disputeranno semifinali e finali.

Iscritte al Torneo sessantadue squadre delle categorie di nati dal 1992 al 2000 in rappresentanza di trenta associazioni e scuole calcio.

La provenienza è varia. Si contano 17 associazioni sportive della Provincia di Salerno, 8 di Roma 2 di Napoli, 2 di Avellino e 1 di Pisa.

Evidente il ritorno economico per gli operatori turistici e commerciali della zona, i quali, grazie al Torneo “Estate Cup” avranno un numero di presenze considerevole e gli alberghi pieni.

Quindi lo Sport come volano di economia, turismo e promozione dei nostri siti, oltre al risvolto sociale, per gli incontri tra ragazzi provenienti da realtà diverse.

La cerimonia di premiazione si terrà il giorno 28 giugno alle ore 19,00 all’ e vedrà la partecipazione del Sindaco di Capaccio,Pasquale Marino, il Presidente del CONI Salerno, Guglielmo Talento, il Direttore dell’Ente Provinciale per il Turismo, Vito Caponigro ed il Presidente del Comitato Provinciale ACSI, Alfonso Luigi Venosi.

E’ difficile gestire una competizione con tante squadre, ma l’esperienza più che consolidata dell’Atletica Nazionale è garanzia di serietà e rispetto delle regole, che l’hanno fatta apprezzare in passato, per cui ogni anno le richieste di partecipazione sono sempre più numerose.

L’Ufficio Stampa  ACSI

Mauro Grandinetti

Mai viaggiare senza ruota di “Escort”

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Cronisti e inviati le hanno dato la caccia sotto casa, il suo cellulare risultava sempre occupato o non raggiungibile. Da Bari mormoravano che Patrizia D’Addario fosse scomparsa ed invece ha rilasciato un’altra intervista al Sunday Times, la versione domenicale del quotidiano britannico che nelle settimane scorse si era inventato di sana pianta un incontro con la famiglia di Noemi Letizia.

Una notte nell’harem di Silvio” è il titolo dell’articolo a firma di John Follain. Il Times la definise “ex attrice e escort” e in apertura riprende la frase attribuita a Berlusconi: “Vai e aspettami nel letto grande”. Lo scenario è quello di sempre, Palazzo Grazioli, nella notte dell’elezione di Barack Obama.
“La D’Addario insiste che può provare la sua storia con degli spezzoni di registrazioni audio”, ricorda il giornale e che la donna indossava un abito nero di Versace. Con lei c’erano altre 20 ragazze e la prima impressione della escort fu: “Ma questo è un harem!”.

"Aveva un sacco di trucco" – Della sua prima visita alla residenza romana del presidente del Consiglio, la 42enne pugliese ha ancora in mente la quantità di trucco che Berlusconi si era messo addosso. “Io ho lavorato nel mondo del teatro e ne capisco di make up”, confida all’inviato. “Ne aveva molto. Lo faceva apparire arancione e quando rideva potevi vedere le rughe”. Poi Patrizia viene presentata sotto il falso di nome di Alessia. “Ciao, io sono Silvio – risponde il premier -. Sei molto carina”.
Gli ospiti si siedono a tavola, mangiano tagliatelle con funghi porcini, carne, patate e dolci mentre passa il video di “Meno male che Silvio c’è” e tutte le ragazza presenti si mettono ad intonarne le parole.

La barzelletta su di lei – Ad un certo punto, racconta la D’Addario, Berlusconi si volta verso di lei e dice: "C’è una ragazza che non ha più fiducia negli uomini. Le farò cambiare idea. La farò volare su un jet privato e le mostrerò che gli uomini non sono come lei pensa". Lei dice di essersi irritata, e di aver risposto: "Ma come, racconta una barzelletta su di me?" E il Cavaliere conclude: "Sì, so tutto". Come se lui sapesse del passato di Patrizia, che leverà le ancore, dicendo di “essere troppo stanca” per restare.
Ma nell’intervista la D’Addario ricostruisce anche la seconda serata passata a Palazzo Grazioli, quella dell’elezione di Barack Obama, in cui invece si fermò. “Sono contento di rivederti”, afferma Berlusconi non appena la incontra. La conduce al buffet di dolci e gelati e le dice che avrebbe mandato due persone ad occuparsi del suo problema con i permessi di costruzione a Bari.

La seconda notte a Palzzo Grazioli – Il rituale è quello di sempre: filmati, canzoni, fotografie e regali per le ragazze. "Rimasi per la notte, la mattina facemmo colazione insieme". Al giornalista che le chiede perché avesse registrato tutto, spiega che così si sentiva più sicura. Anche se poi confessa: "Berlusconi mi fece una promessa e fu molto dolce con me". È proprio in questo passaggio che risiede la vendetta covata da tempo e servita su un piatto freddo. Il Cavaliere l’avrebbe tradita e lei lo ha ripagato come la cronaca ha mostrato nell’ultima settimana. Una vendetta con le gambe lunghe e i capelli biondi.

Fonte: Libero News

L’astensionismo che, forse, ci salverà

bernalda Col termine astensionismo è uso comune definire atti di rinuncia dell’elettorato, alcuni noti, altri un po’ meno. Ad esso sono state attribuite nei decenni diverse interpretazioni, più o meno variegate, adducenti spesso ad aspirazioni anarchiche, sobillatorie, cospiratorie, fino a materiali manifestazioni di volontà soppressorie della politica e dei suoi apparati di potere. Talvolta, con l’astensionismo, ci si è trovati di fronte anche ad atteggiamenti avallanti o compiacenti i sistemi in essere, coincidenti spesso con sentimenti snob o di distacco, per voluta o egoistica rinuncia. E sempre più frequentemente ci siamo trovati di fronte anche a un astensionismo per così dire tattico o, meglio ancora, opportunistico: per fare alcuni esempi, quello dei referendum o degli iter legislativi in Parlamento, oppure di soggetti che, per furbizia o altro, cercano di fondare nuovi partiti del non-voto, con l’intento unico di accedere, forse, al finanziamento pubblico o al rimborso elettorale da esso determinato…

Dovevamo però aspettare questi ultimi frangenti del terzo millennio per vedere all’opera nuove forme di astensionismo, talvolta più pragmatiche, altre volte interpretanti sentimenti diffusi di pacifica reattività: “l’astensione non più quale strumento di sfiducia o rassegnazione, ma segnale ancor più forte di più profonda e democratica contestazione”.

Quella che sta emergendo oggi, credo, sia proprio quest’ultima variante, a diffusione sempre più esponenziale. Gli astensionisti infatti, compreso il popolo delle schede bianche e nulle, in un solo anno in Italia sono raddoppiati passando dai circa dieci milioni delle politiche 2008 ai venti milioni delle europee 2009. Senz’altro è il primo partito, se lo si cataloga secondo un’ottica puramente numerica.

Ma se il nostro astensionismo sta raggiungendo livelli così elevati, non è dato a nessuno di impadronirsi o racchiudere questa nuova forma contestativa nei classici parametri di una rappresentanza partitica, perché essa è sola espressione soggettiva di disillusione individuale, della quale nessuno può appropriarsi.

In effetti gli astensionisti intesi come soggetti delusi da un certo modo di fare politica sono sempre esistiti, e sono quasi sempre stati caratterizzati da un loro defilamento irreversibile dai processi del consenso politico.

E’ la loro crescita numerica e abnorme che inizia a far paura!

Per potersi fare carico globalmente dell’ampio e variegato popolo astensionista, che non è solo di sinistra come erroneamente qualcuno pensa -basta infatti verificare la flessione numerica dei consensi complessivi in entrambi gli schieramenti-, bisognerebbe avere una organizzazione socio-politica capillarmente diffusa sul territorio che ne interpretasse le motivazioni in un più ampio contesto, valutandone gli aspetti e le forme di diffusione negli strati sociali. Un’operazione comunque ardua e poco redditizia sotto tutti gli aspetti.

Una cosa però sembra affiorare in tutta la sua piena dinamica: “l’immobilismo dell’attuale classe politica evita di entrare in sintonia con le problematiche degli astensionisti, che sono cittadini colpevolmente da essa trascurati, in certi casi ignorati, addirittura osteggiati pur se aspiranti a una società più civile, giusta, rispettosa verso chiunque, quindi più democratica”.

Gli astensionisti sono cittadini che non si sentono più rappresentati dagli schieramenti attuali o dai tradizionali partiti politici!

In riferimento alla velocità evolutiva della nostra società, essi vorrebbero che la rappresentatività del popolo non fosse solo scritta sulla carta, ma divenisse metodo ampiamente praticato, discusso e trasparente, applicativo e garante della democrazia partecipativa.

Se partiamo da quest’ultima considerazione, il gap democratico avvertito dagli astensionisti è subito spiegato: “esso prende origine proprio dalla degenerazione dei partiti, i quali, in questi ultimi anni, si sono evidenziati in tutta la loro valenza oligarchica, molto più marcata e aggressiva rispetto a qualche decennio fa”.

Ed essendo ciò comunemente recepito e vissuto dalla società civile come effettiva condizione involutiva, è da lì che bisogna partire per arrestare questa crescente emorragia.

Ma non tutti i mali vengono per nuocere: anche questo tipo di astensionismo può avere senso, ed essere anzi elemento di indubbia efficacia sociale; “occorre imprimere ai partiti quelle richieste di svolte democratiche vere e necessarie, che partano finalmente dal basso per arginare i sistemi partitocratici fini a se stessi”.

Se l’astensione porta a queste conclusioni essa può essere un bene pur se insufficiente.

In ogni caso essa è atto che esprime la rinuncia dei cittadini alla partitocrazia, sancendone la presa di distanza, una sorta di “liberazione” dagli schemi di rappresentanza scarsamente o per niente democratici.

E’ a questo punto che ogni astensionista diventa “libero”, potenzialmente disponibile al processo di costruzione di un nuovo sistema, nel quale il rapporto con l’organizzazione politica e istituzionale possa fondersi e svilupparsi partendo da una concreta e più democratica base di confronto reciproco: “quella appunto caratterizzata dal dialogo partecipativo diretto e orizzontale, e non verticale o verticistico come invece accade nei vecchi partiti”.

E’ sostanzialmente da queste premesse che deve nascere non l’ennesimo partito, ma un nuovo metodo di impostazione socio-politica, che prenda come garanzie democratiche l’esclusivo approccio democratico-partecipativo nelle singole realtà locali.

In questa logica, dall’astensionismo puro si può passare a una organizzazione territoriale che favorisca l’aggregazione partecipativa. In tal caso la sua leadership può agire in due modi: o garantisce una turnazione di brevissimo periodo del direttivo (uno o due mesi) onde evitare forme di accentramento o consolidamento di effetti privatistici, oppure consegue lo stesso scopo disponendo di un direttivo che si astenga sia da candidature elettorali che da qualsiasi voto politico-amministrativo, al fine di esercitare un’attività non più condizionata dalla politica, evitando accentramenti consociativi, per operare insomma a garanzia esclusiva dell’integrità del processo partecipativo. Una forma di astensione strategico-programmatica, questa, in cui la rinuncia di pochi può favorire la partecipazione di molti. In questo modo, il gruppo dirigente astensionista garantisce così di essere immune da ogni effetto corruttivo, clientelare o di convenienza conseguente alla sua funzione.

In conclusione, grazie a ciò potrà finalmente prendere corpo la fase-due della ricostituzione di sistema, quella che permetterà di ricostruirlo dal basso, capace quindi di invogliare direttamente i cittadini ad una massiccia affluenza partecipativa sia nelle discussioni preventive, sia nelle fasi progettistiche elettorali, ma soprattutto nell’intero percorso di una filiera condivisa della cosa pubblica.

Antonio Forcillo,

Commissione di Vigilanza per la Democrazia Partecipativa

(organo dirigente astensionista-programmatico

del Comitato Cittadini Attivi di Bernalda e Metaponto)