Fiat di Melfi: c’è una recessione ogni cinque anni

fiat_melfi San Nicola di Melfi, noto anche come Melfi, è solo una piccolissima parte della provincia di Potenza, nel sud d’Italia, circa un migliaio di abitanti. Confina con la Basilicata e la Puglia ed è la sede di una delle più grandi zone industriali del paese. Sergio è uno dei quasi duemila lavoratori che provengono dalle aree circostanti ogni giorno.

“Quando hanno chiuso l’altra fabbrica sei anni fa, alcuni di noi hanno avuto modo di passare a Melfi”. Alla Fiat Sata, infatti, sono molti i lavoratori provenienti da altre regioni del sud Italia che, al termine del turno di lavoro, prendono l’autobus per andare a Napoli e Foggia.

“Oggi abbiamo parlato della chiusura dello stabilimento FIAT in Sicilia nel 2012. Sergio Marchionne dice che non vi è altra soluzione”. Fiat Sata è anche a rischio. “Tengo a ripetere che si tratta di una recessione, ma ho lavorato per loro per trenta anni e ho sentito parlare di recessione per quaranta anni. In sostanza, c’è una fase di recessione ogni cinque anni”, spiega Vincenzo Russo, rappresentante del sindacato indipendente Failms.

I sindacati: “Essi non ci dividono”

“Il problema è che qui, in questo stesso impianto, realtà economiche molto diverse coesistono”, spiega Vincenzo Russo. “Vi è il lavoratore da un unico reddito che viene tutti i giorni da un’altra regione, il lavoratore la cui famiglia ha più di un reddito e un tipico lavoratore Lucano, che, così come il lavoro in fabbrica, possiede anche alcuni terreni ed ha una vita tranquilla”.

I lavoratori non si rendono conto che cosa sta succedendo. Si parla di delocalizzazione e ci si preoccupa di “Turnino” ( ‘Turnino’ è un modo ingegnoso per ridurre i tre turni nel settore, con l’allungamento in modo che i primi due turni notturni, che sono pagati di più rispetto ad altri turni, gradualmente scompaiono). La verità è che è puro caos. Da Torino a Palermo, nessuno sa che cosa succederà ‘.

L’unica certezza è che tutti stanno perdendo qualcosa. Ad esempio, cosa sta accadendo a Melfi in questo momento? Invece di lasciare che i lavoratori beneficino dei contributi per la disoccupazione, li fanno venire per poi farli tornare a casa perché non c’è lavoro. I sindacati cercano di mantenere la calma, dopo quello che hanno soprannominato ‘il caso Innocenza’. Innocenza Tonino è un vecchio sindacalista. Pochi mesi fa fu accusato di attività sovversiva e licenziato, insieme con due dei nostri colleghi. “Siamo piuttosto interessati ad accordi con gli americani e tedeschi, e ci piacerebbe sapere che cosa sta accadendo nel nostro paese”.

Sergio dice che egli ha messo uno striscione di protesta sul viale fino all’ingresso della Fiat Sata dove, negli ultimi giorni, è sinonimo di mobilitazione e di informazione. Si lotta per il diritto al lavoro e il diritto di sapere se, in realtà, abbiamo già perso i nostri posti di lavoro.

Via: CafelBabel

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