Dopo la Val d’Agri e la Val Camastra è la costa Jonica a essere presa d’assalto dalle compagnie petrolifere, suscitando legittime preoccupazioni da parte di semplici cittadini, imprenditori ed amministratori. Negli ultimi giorni infatti si è appreso più volte da fonti di stampa di vecchi e/o nuovi pozzi di gas (pozzo Rivolta 01, Morano Dir 1 nella concessione Policoro), e di nuove richieste di permessi di ricerca di idrocarburi (Total e Appenine Energy) sia sulla terraferma che nel mare prospiciente la costa lucana, notizie che hanno già portato alla nascita di un forte movimento di opinione e della campagna “ No alle Trivelle nel Mar Jonio” promosso dall’Associazione No Scorie a cui il WWF intende aderire.
Il WWF infatti ha più volte richiesto una moratoria regionale sulle nuove richieste di ricerche ed attività di estrazioni di idrocarburi, rilevando come l’industria petrolifera sia un’industria inquinante in tutti i suoi cicli in grado di compromettere o danneggiare le altre opportunità economiche del territorio che, nel caso della costa Jonica, significherebbe gravi danni al turismo, alla pesca, all’agricoltura, oltre che la compromissione dei delicati equilibri ambientali con certi danni alla biodiversità. Giova infatti ricordare che l’area è interessata da una riserva regionale (Bosco Pantano di Policoro ) e ben 5 aree SIC e ZPS (le aree tutelate in base alla direttive europee) in corrispondenza delle foci fluviali del Bradano, Basento, Agri, Sinni e Cavone.
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