Ormai lo hanno capito tutti, la Lega punta a qualcosa più della semplice autonomia o del federalismo… il vero obiettivo è la secessione, l’indipendenza, il distacco da un sud da sempre suddito e servitore, tanto di risorse quanto di cervelli.
E il progetto passa da diversi punti quali: bandiere regionali, dialetti in classe, salari differenziati tra nord e sud e inno nazionale.
Sono passati ben 13 anni da quel lontano 1996 quando la Lega Nord , forte del consenso elettorale (30% dei consensi in Veneto e circa il 25% in Lombardia), annuncia di voler perseguire il progetto della secessione delle regioni dell’Italia settentrionale ed organizza (il 15 settembre) una manifestazione lungo il fiume Po in cui Umberto Bossi , dopo aver ammainato la bandiera tricolore italiana, fa issare quella Padana (il sole verde delle Alpi su sfondo bianco), e proclama l’indipendenza della Padania.
Mentre però nel 1996 la spinta secessionista era mossa da un impeto neo-romantico ed emozionale, ora la questione è diversa. La Lega si è evoluta, organizzata, ha compreso che, per formare la Padania sono necessari i padani, con usi, costumi, tradizioni propri.
Ed ecco allora che l’inno nazionale non va più bene, l’inno che tutti noi italiani cantavamo a squarciagola agli scorsi mondiali vinti contro la Francia diventa secondo il senatur sconosciuto, a tal punto che “nessuno conosce le parole”: meglio il Và pensiero di Verdi , area dedicata al popolo ebraico e scritta da un animato fautore dell’unità d’Italia. C’è da sperare che almeno i "padani" conoscano tutte le parole del Và Pensiero e che quando si cita il Fiume Giordano e le torri di Sionne riescano a pensare al Duomo di Milano e al Po e non a Gerusalemme.