C’è chi si affida al passaparola, chi preferisce gli annunci sui giornali o Internet, chi infine si rivolge alle associazioni studentesche. Strade diverse per un unico obiettivo: quello di trovare una casa dove trascorrere il periodo universitario. Una casa, un tetto sopra la testa, un luogo dove dormire e studiare. Riuscire nell’intento, però, è come uscire da una giungla. Una giungla di prezzi e di offerte, ma soprattutto di scarse tutele. Già, perché nella gran parte dei casi i proprietari che affittano le stanze agli studenti lo fanno a prezzi sostanziosi e soprattutto «in nero». Una prassi che ovviamente si ripercuote sulle famiglie. Un esempio: l’aumento vertiginoso dei prezzi registrato negli ultimi anni. Basti pensare negli ultimi dieci anni i costi per un posto letto si sono quasi triplicati, e che nell’ultimo anno si è avuto un incremento di 10-15 euro al mese.
Una situazione difficile, quindi, denunciata anche dall’associazione «Sui Generis» che sui costi delle case ha realizzato un vero e proprio dossier. In particolare, secondo la relazione per una stanza doppia in una zona periferica della città si spendono 130 euro al mese, mentre nel centro storico si può arrivare anche a 180 euro al mese.
Differenti i prezzi per una stanza singola. In periferia si pagano, infatti, 160 euro, mentre nel centro storico si arriva a 250 euro. Rari, infine, i casi di studenti che, invece, pagano l’affitto per un intero appartamento (in questo caso, tra l’al – tro, c’è una vera e propria contrazione dell’offerta). Legato ai costi c’è poi il pagamento, che in molti casi avviene in nero.