Circa il 70% degli automobilisti italiani che subiscono sinistri stradali denuncia lesioni al rachide cervicale, altrimenti note come colpo di frusta. Un dato insolito ed abnorme ma soprattutto assolutamente sproporzionato rispetto la reale gravità dei sinistri. Molto spesso, infatti, il risarcimento per “colpo di frusta” viene chiesto anche in caso di sinistri nei quali le autovetture coinvolte riportano danni lievi o lievissimi, o in cui la dinamica non giustifica un violento e brusco spostamento del tronco dell’infortunato.
La situazione è ancor più incomprensibile se si considera che oggi le auto devono per legge avere in dotazione tutti i dispositivi di sicurezza atti ad evitare simili disturbi (Abs, Airbags, poggiatesta attivi, schienali anatomici). Queste richieste trovano fondamento su certificazioni di medici compiacenti, che attestano semplici sindromi soggettive, prive cioè di qualsivoglia riscontro obiettivo che possa far giungere in maniera inequivocabile alla conclusione che esiste una vera e propria lesione.
In alcuni casi, addirittura, si riscontra la comparsa di danneggiati da colpo di frusta che molto probabilmente non erano presenti al momento del fatto, ma che, approfittando della situazione, si dotano tempestivamente di certificazione medica e partono alla conquista di un risarcimento illegittimo.
Il tutto a spese delle Compagnie di Assicurazioni, che già da tempo hanno levato la loro voce, facendo presente al Ministero competente l’anomalia di questa situazione, chiedendo un intervento legislativo e soprattutto minacciando di alzare le tariffe per compensare quanto speso per questa vera e propria tassazione.