Solo questione di fortuna? La rabbia per una stabilità che ormai non c’è più…

A volte mi chiedo se la fortuna sia o meno una componente determinante nella vita lavorativa di una persona, il fine di queste quattro righe è trovare, se possibile, una risposta a questa angosciosa domanda.

Iniziamo col fare le presentazioni: chi vi scrive è un ragazzo laureatosi a Napoli in un periodo, il 2006, in cui era, da qualche anno, in piena auge una rivoluzione nel mondo del lavoro che ci stava investendo già dagli ultimi periodi del vecchio millennio e che avrebbe caratterizzato il nostro futuro: CO.CO.CO, stage, contratti a progetto, contratti a tempo determinato, di “fatidico posto fisso” non si parlava più da un pezzo, la “flessibilità” era il nuovo simbolo del futuro mondo lavorativo.

Negli anni a venire per la nostra generazione la situazione lavorativa sarebbe stata ben diversa rispetto a quella dei nostri genitori, loro sono vissuti in epoche dove la sicurezza di un contrato a tempo indeterminato gli ha permesso di costruirsi un futuro, una famiglia (e perché no di aiutarci oggi).

Attualmente invece l’instabilità è totale, e non riguarda solo i contratti ma anche il luogo in cui si vive; non è detto infatti che il contratto a tempo determinato, una volta estinto, possa garantire di trovarne un altro nello stesso luogo di lavoro, magari ci si dovrà rispostare e ricominciare tutto daccapo in una nuova città, con grande “felicità di noi tutti”.

Parlavo inizialmente di fortuna perché non bastasse la situazione contrattuale con cui ci troviamo oggi a dover combattere, siamo incappati, da un paio di anni a questa parte, anche in una “crisi economica mondiale” che ogni certo numero di anni investe la nostra società.

Una crisi feroce, che ha toccato non solo l’Italia, ma il Mondo intero, e che, complice la globalizzazione, un sistema economico-finanziario mondiale estremamente fragile e altri complessi meccanismi di cui è anche difficile cercare di capirne il funzionamento, ci ha proiettati in un circolo vizioso dove si sono persi nel Mondo innumerevoli posti di lavoro e l’economia mondiale ha subito una brusca frenata.

Questo periodo si sovrappone a quello di cui abbiamo parlato inizialmente e complica notevolmente la ricerca di quel lavoro che garantisce la stabilità di una vita futura.

Come se non bastasse dobbiamo evidenziare un ultimo elemento che potrebbe dipendere dalla dea bendata e precisamente il luogo in cui si nasce; e già perché oggi come oggi esser nati al NORD piuttosto che al SUD, lavorativamente parlando, è un altro elemento di fortuna.

Fa specie appellarsi alla fortuna per chi nasce a Milano piuttosto che a Potenza ma purtroppo non possiamo negare che dal punto di vista lavorativo i primi sono in qualche modo avvantaggiati rispetto ai secondi. Sia ben chiaro io vado fiero di essere nato in questa splendida terra che è la Lucania, ma non posso nascondere che con tutta probabilità dovrò abbandonarla perché…..ebbene si perché mi manca il lavoro, che al Nord c’è e al Sud latita.

I motivi di questo scompenso sono da ricercare nella storia e contribuiscono al quel fenomeno che c’è sempre stato nelle nostre terre fin dalla notte dei tempi e che risponde al nome di immigrazione.

Ieri era un fenomeno di massa, che riguardava soprattutto le manovalanze, oggi è un fenomeno ancora di massa ma che riguarda anche professionisti, intellettuali, gente che ha studiato con tanti sacrifici, economici e personali.

Dover lasciare la Nostra terra dopo un percorso di studi, anche lungo, perché, “non per nostre colpe”, al Sud mancano le strutture dove poter esprimersi nel migliore dei modi è indubbiamente una cosa che fa rabbia e a dir poco da enormemente fastidio.

Di questi elementi fin qui descritti l’unico di cui ci si auspica una rapida fine è la crisi. Su questo fronte nell’ultimo periodo è riconoscimento comune il fatto che “seppur lentamente ne stiamo venendo fuori, ci stiamo ri-avviando verso la ripresa economica, bisogna avere fiducia nello Stato, nelle Istituzioni”, già le istituzioni, che idea vi siete fatti in merito? Ebbene non dipende più dalla fortuna se, unitamente a quanto fin qui detto, si cercasse di capire quali sono i veri problemi che generano disoccupazione e si cercasse realmente di porvi rimedio.

Dico questo perché ho vissuto sulla mia pelle che le cose non funzionano come dovrebbero, non si mettono in campo o “non lo si vuol fare” una serie di iniziative che possano far seriamente sviluppare il territorio.

Vi faccio un piccolo esempio: dopo la laurea ho svolto un Master a Torino, finanziato dalla Regione Basilicata, mediante un fondo sociale Europeo (avviso pubblico nr. 06 – 2006 “Master”) e al momento me stesso si è complimentato per la lungimiranza degli amministratori locali che avevano messo a disposizione tali ottimi strumenti per formare i propri laureati, perché poi, pensavo logicamente, questi ragazzi, formatisi in Regioni attrezzate per conferire loro adeguati mezzi (che purtroppo in Lucania mancano) potessero essere in qualche modo di aiuto per lo sviluppo della Regione stessa.

Pensavo che la Regione avesse investito sui propri laureati per utilizzarli in futuro e quindi mi aspettavo un monitoraggio continuo da parte degli enti preposti (cosa che a me non è assolutamente accaduta) al fine di capire una volta terminato il Master cosa stessimo facendo e soprattutto dove. Già perché logicamente sono portato a pensare che dei fondi sociali utilizzati dalla Regione Basilicata per formare dei proprio cittadini vengano poi impegnati sul territorio Lucano; risultato? Grazie al Master finanziato dalla Nostra bella Regione ho lavorato da stagista per 8 mesi a Milano, quindi posso ad oggi affermare che la Lombardia ha utilizzato una risorsa a costo zero in quanto formata con soldi spesi da altri enti.

Bèh signori miei qui non possiamo più parlare di fortuna, ma dobbiamo parlare di disorganizzazione e di scarsa volontà nel creare quelle strutture che utilizzando le giuste risorse umane possano mettere al servizio del territorio Regionale gli adeguati strumenti per far si che lo sviluppo territoriale sia sempre maggiore, con ovvia ricaduta sull’aumento dei posti di lavoro e quindi diminuzione del trend emigratorio che oggi riguarda più che mai la forza lavorativa giovane Lucana, le cosiddette “menti Lucane”.

Troppo spesso si parla di interventi a pioggia, di fondi per tirocini formativi, di fondi per corsi di formazione, ecc, ecc, va tutto bene per la formazione generale, ma di infrastrutture? Di aziende? Di ferrovie? Di interporti? Quando parleremo seriamente di tutto ciò? Dipenderà dalla fortuna o dalla volontà di chi ci amministra nel programmare o meno questi investimenti? Quanti giovani ancora dovranno emigrare al Nord prima che questo comune andamento delle cose si possa invertire?

Se anche oggi io avessi un lavoro non avrei scritto cose differenti da quelle che state leggendo, perché non è un posto dato a una persone che risolve il problema, siamo di fronte al caso in cui di interventi strutturali se ne sente parlare veramente poco e di certo non dobbiamo appellarci alla fortuna se ciò non accade.

Siete mai stati al Nord? Se la risposta è negativa vi consiglio di farci un salto per avere una piccola idea su cosa vogliano dire infrastrutture ed aziende e di rimando centri commerciali e cittadine di quindicimila abitanti con tanto di impianti semaforici, multi cinema, raccolta differenziata all’80% cose che addirittura nel nostro beneamato capoluogo ci sogniamo.

Io non so se rimarrò o meno nella nostra amata terra, il tutto è ovviamente legato a dove troverò lavoro, e se sarà altrove dovrò andar via, so solo che andando avanti così il territorio che tanto ci sta a cuore non potrà che crescere molto lentamente o addirittura decrescere, il divario con il Nord sarà sempre maggiore e questo non è imputabile assolutamente alla fortuna.

In questo contesto negativo però la dea bendata ci ha dato una mano, una volta tanto, ebbene negli anni novanta si è scoperto che in Val D’Agri avevamo il petrolio……Caspita uno dei più grandi giacimenti d’Europa……Ri-caspita allora ti aspetti come prima mossa, la più scontata, la più ovvia che l’università della Basilicata attivi immediatamente un corso di Laurea in Ingegneria Chimica e Impiantistica, così che i nostri ragazzi possano fare anche degli stage formativi presso le strutture petrolchimiche che come i funghi sono nate nella nostra bella valle……macchè la sfortuna vuole che di tali corsi non ce ne sia ombra…..e quindi i tecnici qualificati devono venire da altri posti d’Italia, con tanto di trasferte e benefit che noi paghiamo, visto che l’ENI è a partecipazione statale.

Bhè perlomeno mi aspetterei che si siano create delle infrastrutture nuove per rendere più competitivi gli spostamenti delle seppur poche merci prodotte in Regione……macchè, la sfortuna vuole che l’ENI stia creando un oleodotto per trasferire il petrolio dal centro oli di Viggiano senza utilizzare i camion e quindi le strade, cosa ottima per via della diminuzione del traffico e conseguentemente dell’inquinamento da CO2, ma allora sorge spontanea una domanda: il territorio non ha avuto nessun beneficio dall’avvento del petrolio? Parzialmente vero, i centri storici dei vari paesini della valle, e non solo, sono stati rimessi a nuovo con le famose Royalties (contributi statali per lo sfruttamento del territorio ed i danni all’ambiente che le perforazioni petrolifere provocano) ed in quest’ottica si sta puntando sul turismo, tanto si sta cercando di fare anche investendo nell’ammodernamento delle scuole e della viabilità; ma la verità è che di “strutturale e di pianificazione territoriale Regionale di lungo termine” non c’è molto, non c’è mai stato molto, non siamo abituati a ragionare in questi termini, tutto qua, e forse anche questo è in fin dei conti solo questione o meno di fortuna.

Io qui mi fermo e vi domando: dopo tutto ciò che ci siamo detti che idea vi siete fatti sulla ricerca odierna di un posto di lavoro qui in Basilicata? E’ solo “questione di fortuna” se oggi lo si trova?

Opinione del tutto personale è che oggi come oggi la fortuna è senz’altro un’ottima componente, ma non dobbiamo nasconderci dietro essa, forse dirò una cosa scontata, ma molto spesso la fortuna siamo noi a costruircela, basta una croce messa in modo più o meno errato su una scheda elettorale……..

P.V.

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