Doveva essere la conferenza della svolta, si è dimostrato un fallimento annunciato.
A poche ore dalla conclusione dei lavori non è difficile trovare i responsabili di questo fallimento: sono in primo luogo Stati Uniti e Cina. Per Barack Obama è la prima grande sconfitta.
Si è badato più alla moneta che al futuro di un pianeta che va a rotoli se non si pone subito rimedio ad un disastro ecologico preannunziato da diversi anni.
Fortunatamente fuori dal coro vi è una flebile speranza. Ad esempio il presidente brasiliano Lula, pur avendo il "diritto ad inquinare", ha avuto il coraggio di annunciare un impegno di riduzione delle emissioni del 36%. Anche Giappone e Russia stanno migrando verso una svolta ecologista.
Dall’altra parte ci sono però le voci di Miliband, Ministro britannico per i cambiamenti climatici e l’energia, che ha imputato il fallimento a Paesi come Sudan, Bolivia, Cuba, Venezuela e Nicaragua: per loro la CO2 prodotta è prossima allo zero.
Ora negli USA si voterà la proposta di Climate Bill promossa dai Democratici. Sarà un altro momento che potrebbe avere un eco a livello internazionale. E si spera che, per il bene nostro e dei nostri figli, si arrivi presto ad una soluzione condivisa positivamente da tutti.