“Adesso che si è scoperto che i fondi regionali (200 milioni di euro) “accantonati” per la Saurina sono misteriosamente scomparsi e pertanto non si possono dirottare, come gli amministratori regionali avrebbero voluto , per il sesto lotto della Tito-Brienza, ricompare il solito amministratore locale a proporre di attingere dal “pozzo di San Patrizio” delle royalties del petrolio per i lavori, che nessuno nega siano urgenti, della Tito-Brienza.
Il Csail non accetta questa logica perché le comunità del Sauro e della Val d’Agri che dovrebbero essere le legittime beneficiarie dell’estrazione di idrocarburi in quanto sono quelle che pagano il prezzo più alto, in termini di ambiente e della salute, delle attività in corso, hanno già dato “abbondantemente”.
E’ bene che la gente ricordi che le royalties del petrolio sono servite, negli ultimi anni, un po’ per tutto: dall’Università degli Studi della Basilicata, a programmi demagogici e socio-assistenziali, a foraggiare i tanti “carrozzoni politici mangiasoldi” e persino a manifestazioni culturali e folcloristiche, oltre a foraggiare consulenze e studi tecnici e professionali di ogni natura.