Daily Archives: 15 gennaio 2010

Arpab: il punto di vista della federazione Sui-Generis

Nei giorni scorsi, abbiamo letto con enorme stupore che il direttore generale dell’Arpab ha intentato una causa citando per danni Cgil e Uil.
Il danno, a dire del direttore, si sarebbe  consumato rispetto alla sua immagine, alla compromissione delle sue relazioni interpersonali, del suo ruolo in società ed all’ aver pregiudicato i suoi futuri incarichi.
La federazione Sui generis si domanda se un dirigente pubblico, garante degli interessi collettivi non abbia insito nel suo ruolo l’esposizione alla critica dal momento che il suo agire ha ripercussioni pubbliche e sociali?

Inoltre, come federazione di giovani studenti e professionisti, future leve della società di Basilicata, chiediamo ai membri della Giunta Regionale  ed al suo presidente se sia giusto minare istituzioni come il sindacato garanti dei diritti dei lavoratori  o  legittimare e premurarsi degli sviluppi futuri della carriera di un dirigente pubblico?
Non si può fare silenzio su di un simile atto, unico nel suo genere, volto a punire chi si rende responsabile di svolgere una funzione di rappresentanza d’interessi generali, e per di più attuato  da parte di pubblico funzionario di alto incarico,il cui  comportamento  non cerca di dimostrare la legittimità, la trasparenza,il buon operato dell’ente, ma soltanto la salvaguardia della propria immagine.

Ospedale Potenza primo al Sud per tecnica Dieap

ospedale POTENZA - L’Ospedale San Carlo di Potenza è la prima struttura pubblica del Sud d’Italia in cui è stato effettuato un intervento di chirurgia ricostruttiva al seno con la tecnica “Dieap” (Deep inferiof epigastric artery perforator), senza protesi ma con l’utilizzo di tessuto cutaneo e adiposo della paziente.

L’operazione (durata circa nove ore) è stata effettuata oggi su una donna lucana di circa 40 anni, a cui due anni fa era stato diagnosticato un tumore alla mammella durante la gravidanza (che non è stata interrotta).

Dopo il parto e la conclusione della radioterapia, i medici e la paziente hanno optato per questa tecnica (adottata solo in altre tre strutture pubbliche del Centro-Nord): dalla zona addominale vengono prelevati i tessuti, una vena e un’arteria e collegati a quelle mammarie.
Questo tipo di intervento ha “il vantaggio di essere effettuato in un’unica volta, senza l’utilizzo di protesi e con un’estetica che viene mantenuta nel tempo”, ha spiegato Maurizio Saturno, il chirurgo plastico di 32 anni che ha effettuato l’operazione, assistito da Jose Collado, medico spagnolo dell’ospedale “Vall d’Hebron” di Barcellona” presso cui Saturno ha svolto il periodo di specializzazione.

Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno

Extracomunitari: “Aranciatevi!”

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Verso l’autonomia energetica del parco

Rendere il territorio del parco autonomo dal punto di vista energetico, utilizzando al meglio le energie rinnovabili.

La novità è la firma di un protocollo d’intesa tra settanta comuni dell’area protetta che hanno chiesto alla Regione Campania l’assegnazione di fondi Fas (Fondo aree sottoutilizzate) nell’ambito degli accordi di reciprocità. Gli Accordi di Reciprocità sono degli strumenti innovativi che, partendo dalle precedenti esperienze di programmazione negoziata e di progettazione integrata, perseguono lo sviluppo economico e la coesione sociale. Per la loro realizzazione la Regione Campania ha assegnato una dotazione pari a 500 milioni di Euro a valere sul Programma Attuativo del Fondo per le Aree Sottoutilizzate (FAS) 2007 – 2013. Le aggregazioni territoriali di Enti Locali per candidare una propria proposta di AdR devono costituirsi in un Partenariato Istituzionale Locale (PIL) rappresentato dal soggetto capofila e presentare un Programma di Sviluppo Territoriale(PST) imperniato su un progetto portante. Tale programma potrà prevedere interventi materiali ed immateriali per un ammontare complessivo di risorse tra un minimo di 50 ed un massimo di 70 milioni di euro. L’obiettivo principale del progetto portante è quello di massimizzare l’autosufficienza dal punto di vista energetico del territorio attraverso il risparmio energetico e riduzione dell’uso delle fonti fossili o non rinnovabili di altro genere da parte delle strutture dell’Ente Parco e delle strutture appartenenti agli Enti pubblici compresi nell’area Parco; le azioni di sostegno all’introduzione di apparecchiature e/o tecnologie ad alta efficienza, come ad esempio LED, lampade a led, lampade fluorescenti a basso consumo; le azioni volte alla promozione ed uso delle fonti di energia rinnovabili e quindi all’installazione di pannelli fotovoltaici, di impianti di mini-idro (ad esempio nella riqualificazione di mulini, masserie ed edifici che ricadono negli interventi finanziati dal Parco nell’ambito della programmazione regionale 2000-2006, o riabilitazione di vere centrali idroelettriche dismesse), di mini eolico, all’utilizzo della biomassa in modo efficiente, del biogas e dei bio-combustibili, al fine di massimizzare l’autosufficienza energetica del territorio.

Dobbiamo essere più preparati ad affrontare tali disastri

image Haiti non è estraneo alle catastrofi naturali. Ma anche questa terra non ha mai vissuto una tale catastrofe. Le scene nella nazione caraibica sono di devastazione e morte diffusa (si contano oltre 50.000 morti).

Importante non solo trovare possibili feriti ma, con il passare dei giorni – è la necessità di fornire cibo, acqua, riparo, medicina e chirurgia per coloro che sono sopravvissuti al terremoto. Servizi igienico-sanitari sono di fondamentale importanza. Si stima che un terzo della popolazione haitiana – circa tre milioni di persone – hanno bisogno di assistenza. E, realisticamente, ne avranno bisogno per molti mesi a venire.

Ciò che questo disastro ha messo in evidenza è la nostra dipendenza dagli sforzi degli enti di beneficenza e la risposta dei governi di tutto il mondo quando si tratta di rispondere a queste catastrofi naturali nei paesi poveri e isolati. Oxfam, Medici senza Frontiere e Croce Rossa Internazionale hanno, come al solito, fatto un lavoro impressionante nel rispondere al terremoto di Haiti.

Le arance di Rosarno

image Quando le arance maturano non si colorano di rosso, ma rimangono arancioni sulla terra calabrese, eppure le strade di Rosarno si tingono di sangue.
Le arance rimangono ferme sugli alberi, scosse solo da vento freddo, sbattute, con la loro buccia aggrinzita e puntellata.
Le arance sono lì ferme come gli immigrati di Rosarno, sbattuti dal vento del razzismo, dello sfruttamento, con la loro pelle indurita puntellata dal dolore che sanguina. Così noi guardiamo gli avvenimenti, aspettando che passino, perché è veramente forte sentire che un popolo sfruttato, avvilito ha il coraggio di alzarsi e di reagire, contro tutto e tutti, contro anche quella cultura mafiosa che in Calabria si chiama ‘ndrangheta. Allora Rosarno diventa una spia, diventa uno scenario che ne apre tanti e tanti altri.  Gli immigrati, infondo, nella nostra nazione non hanno nazionalità, non hanno cultura, non hanno un passato e tanto meno un presente, figuriamoci che futuro gli si possa presentare.  Perché nel momento che sono qui, in Italia, sono immigrati o peggio clandestini.
Perdono tutto della loro vita.

Perdono persino il viaggio duro che hanno dovuto affrontare per arrivare in un luogo, che gli riserva come benvenuto l’appellativo indignitoso.  Gli immigrati nella nostra terra sono solo immigrati, non hanno nemmeno più un colore, una lingua. Per noi sono bestie, prodotto, oggetto, sono braccia, lavoro, risparmio, sono niente e sono sempre meno del niente.  Ma se non ci sono, allora le arance rimangono sugli alberi a sanguinare. Non c’è differenza tra immigrati, anche la loro paga è uguale, ovvero si guadagnano lo sfruttamento e la possibilità di essere schiavi. Non importa che raccogli pomodori, arance, verdure, che spali la merda nelle stalle, non importa nulla.  Sei immigrato e più di quel che hai non avrai mai. Per loro non cambia nemmeno se sono a sud o a nord, il lavoro per loro c’è sempre, perché tanto non è pagato.
E allora adesso via con la nostra fase di ipocrisia generale, via alle grandi manifestazioni di solidarietà, agli articoli e agli speciali televisivi. Tutti parleranno. Il Papa parlerà e sicuramente metterà in fila le solite frasi convenzionali per il suo popolo di cristiani che abbasseranno lo sguardo e taceranno. E allora io gli dico: Anche Gesù era un immigrato, ricordatelo, ricordatevelo!

Moliterno, si proiettano le “lettere dal Sahara”

MOLITERNO – Organizzato dalla dirigenza scolastica e dal consiglio d’istituto, parte questa mattina nella palestra dell’Ipsia il ciclo di proiezioni “Scuola e film”. Prima visione “Lettere dal Sahara” (2007) di Vittorio DE Seta. La storia è quella di Assan, un senegalese che dopo la morte del padre decide di interrompere gli studi e partire per l’Italia. Giunto naufrago sull’isola di Lampedusa, meno di sei mesi risale l’Italia passando per Napoli, Prato e Torino cambiando di volta in volta lavoro. Quando finalmente riesce ad ottenere il permesso di soggiorno, viene quasi linciato in una rissa fuori da una discoteca ed entra in crisi. Decide di tornare a Cap Skiring, in Senegal, e una volta tornato al suo villaggio, di fronte alle insistenze del suo vecchio maestro, racconta la sua (triste) esperienza.

Girato da una un maestro del cinema italiano, “Lettere dal Sahara” è un film che tocca fortemente la difficile realtà che è costretto a subire un immigrato che arriva in Italia. Un Paese che sembra aver perduto la memoria della propria storia, dell’emigrazione di migliaia di suoi cittadini i quali per decenni hanno dovuto lasciare la propria terra per cercare fortuna altrove. La storia di Assan è frutto della creatività del regista, ma i suoi risvolti sono terribilmente incisi (e vissuti) nella realtà. Il film è un invito a conoscere l’altro, ad incontrare lo straniero, a concepire la diversità come un arricchimento della propria persona sul piano culturale ed umanitario.