POTENZA. Tempi biblici, è proprio il caso di dirlo, per i terremotati potentini del 1980 che hanno atteso nei prefabbricati di legno, alla periferia del capoluogo (“cittadella” Bucaletto), con la pazienza di Giobbe, la loro casa. Dopo 29 anni il fiocco che inaugura 34 nuovi alloggi (case fatte di cemento) è stato tagliato qualche settimana fa dal sindaco Vito Santarsiero e dall’amministratore dell’Ater, Raffaele Vita. Da entrambi la volontà, come è stato detto all’inaugurazione dal primo cittadino, di voler portare a conclusione la realizzazione di case “vere” per tutti. Nel giro di qualche settimana saranno consegnate le chiavi per altri 38 alloggi in via Mar Egeo. In costruzione poi, a Bucaletto, altri 66 alloggi.
Espresso dunque l’intento, amministrazione comunale e Ater insieme, a voler risolvere una questione che in 29 anni e con sei consiliature, e con l’avvicendamento di quattro sindaci, è sembrata un romanzo dai toni kafkiani. Se da una parte le amministrazioni hanno sollecitato l’intervento del Governo, dall’altra come macigno sulle spalle di Sisifo, Bucaletto di anno in anno ricadeva ai piedi delle esigue casse dell’amministrazione locale.
“Lo Stato si è dimenticato di noi – afferma l’assessore ai lavori pubblici, Alessandro Singetta -. C’è bisogno di un intervento straordinario, la città di Potenza non ha risore economiche per far fronte a una spesa enorme”, se si pensa che per la rinascita della “cittadella” tutta la spesa ammonta a 100 milioni di euro. L’anno scorso da Roma la promessa di cinque milioni di euro, fa sapere l’assessore, ma ad oggi non è arrivato nessun centesimo.
I fondi arrivati subito dopo il terremoto dovevano servire, con la costruzione dei fabbricati (a Bucaletto) a tamponare una situazione momentanea di disagio per le circa 700 persone che hanno visto le “casette” come manna caduta dal cielo. Alloggi però che ben preso hanno snaturato la loro presenza di “passaggio”. C’è sicuramente chi, pur avendo altre possibilità, si è “radicato” in attesa dell’alloggio gratuito, ma c’è stato anche chi, facendo leva sulle proprie forze, è andato via in questi anni. Prefabbricati “riconvertiti” poi dall’amministrazione come primo alloggio per le giovani coppie o famiglie bisognose (o date agli stessi figli dei terremotati). 29 anni comunque sono tanti! Alla situazione economica non florida si è aggiunta forse un piano regolatore “ristretto” (non prevedeva aree per l’edilizia sociale). Negli anni poche le case di edilizia sociale costruite “per assenza in città di aree”, riferisce l’assessore ai lavori pubblici. Un problema dunque che solo negli anni recenti sembra avviarsi a soluzione attraverso il nuovo regolamento urbanistico adottato solo nel marzo 2008 e approvato nel 2009 dello stesso mese. E subito, da piano operativo assegnati alla cooperative i suoli per la edificazione di 250 edilizia residenziale sociali. Individuate poi altre aree per un totale (compresi i 250) di circa 550 alloggi. A quanto pare si tratta di “tempi tecnici” (legati ai privati).
Va detto infine che la “cittadella” di Bucaletto non è stata “abbandonata” ai margini della città. Presenza viva e feconda della parrocchia e delle suore, della sede di alcune associazioni di volontariato. Interventi dell’amministrazione comunale per l’eliminazione totale dell’amianto. E se la scuola materna è stata sempre presente, in queste settimane viene ultimata anche la scuola elementare. A marzo 2010 poi è prevista la “consegna” della piazza con fontana. Un’attenzione per la “cittadella” è venuta anche dai soci del Rotary che hanno offerto, inaugurata nei mesi estivi di quest’anno, la Palestra.
Maria De Carlo