“Passione civile e grande fede”. Un binomio inscindibile che ha caratterizzato la vita dello storico Gabriele De Rosa. Così è stato ricordato nella chiesa della Trinità ieri sera, a un mese dalla sua morte, dallo studioso Gampaolo D’Andrea in un’atmosfera ancora suggestiva per le luci natalizie e per la capanna della natività al centro della chiesa di via pretoria. Un’iniziativa promossa dalla parrocchia, dal centro culturale “J.H. Newman”, dal servizio diocesano per il progetto culturale della chiesa cattolica e dall’associazione per la storia sociale del mezzogiorno e dell’area mediterranea e che ha visto, oltre al senatore Emilio Colombo, diversi docenti dell’Ateneo lucano come Rinaldi, Larotonda e Lerra.
Dopo il saluto del presidente del centro “Newman”, Rocco Galasso e del parroco don Ambrogio Attakpa, lo storico D’Andrea ha presentato la figura di De Rosa ricordando due momenti che lo hanno particolarmente legato al capoluogo: la licenza ginnasiale nel 1932, ancora quindicenne, e la cittadinanza onoraria nel 2003 conferita dall’allora consiglio comunale e sindaco Gaetano Fierro. Ricordato anche il suo appello nel terremoto dell’Ottanta affinché non venisse distrutto l’immane patromonio culturale degli archivi parrocchiali, sotto le macerie. D’Andrea ha ripercorso le tappe più salienti dell’attività svolta da De Rosa. Dall’attività nelle università alla ricerca storica con la nascita del centro studi di storia del Mezzogiorno. De Rosa ha fatto amare la storia a tanti studenti. Noti e di grande rilievo per la storiografia i suoi studi sul Mezzogiorno e sulla Basilicata (rievocato anche un saggio sulla storia del movimento cattolico che rese noto ai più l’attività di monsignor D’Elia, direttore del quindicinale “La Provincia”), come pure le iniziative culturali che hanno dato lustro alla nostra regione. Nella vita di De Rosa poi anche due personaggi che lo hanno segnato nella sua formazione: don Giuseppe De Luca e don Luigi Sturzo.
Una commemorazione che è continuata con la celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo metropolita, Agostino Superbo, e con una riflessione conclusiva del francescano Emanuele Bochicchio. Quest’ultimo richiamando il rapporto con don De Luca e don Sturzo, ha tracciato un profilo spirituale di De Rosa, uomo dalla fede storica, viva e vissuta: “Cattolicesimo, storia e politica, tre pilastri che in lui diventavano unico indirizzo di vita, ma tutte e tre le dimensioni – è stato detto – sono radicate e orientate dalla fede”.
Maria De Carlo
Fonte: Il Quotidiano della Basilicata