Le arance di Rosarno

image Quando le arance maturano non si colorano di rosso, ma rimangono arancioni sulla terra calabrese, eppure le strade di Rosarno si tingono di sangue.
Le arance rimangono ferme sugli alberi, scosse solo da vento freddo, sbattute, con la loro buccia aggrinzita e puntellata.
Le arance sono lì ferme come gli immigrati di Rosarno, sbattuti dal vento del razzismo, dello sfruttamento, con la loro pelle indurita puntellata dal dolore che sanguina. Così noi guardiamo gli avvenimenti, aspettando che passino, perché è veramente forte sentire che un popolo sfruttato, avvilito ha il coraggio di alzarsi e di reagire, contro tutto e tutti, contro anche quella cultura mafiosa che in Calabria si chiama ‘ndrangheta. Allora Rosarno diventa una spia, diventa uno scenario che ne apre tanti e tanti altri.  Gli immigrati, infondo, nella nostra nazione non hanno nazionalità, non hanno cultura, non hanno un passato e tanto meno un presente, figuriamoci che futuro gli si possa presentare.  Perché nel momento che sono qui, in Italia, sono immigrati o peggio clandestini.
Perdono tutto della loro vita.

Perdono persino il viaggio duro che hanno dovuto affrontare per arrivare in un luogo, che gli riserva come benvenuto l’appellativo indignitoso.  Gli immigrati nella nostra terra sono solo immigrati, non hanno nemmeno più un colore, una lingua. Per noi sono bestie, prodotto, oggetto, sono braccia, lavoro, risparmio, sono niente e sono sempre meno del niente.  Ma se non ci sono, allora le arance rimangono sugli alberi a sanguinare. Non c’è differenza tra immigrati, anche la loro paga è uguale, ovvero si guadagnano lo sfruttamento e la possibilità di essere schiavi. Non importa che raccogli pomodori, arance, verdure, che spali la merda nelle stalle, non importa nulla.  Sei immigrato e più di quel che hai non avrai mai. Per loro non cambia nemmeno se sono a sud o a nord, il lavoro per loro c’è sempre, perché tanto non è pagato.
E allora adesso via con la nostra fase di ipocrisia generale, via alle grandi manifestazioni di solidarietà, agli articoli e agli speciali televisivi. Tutti parleranno. Il Papa parlerà e sicuramente metterà in fila le solite frasi convenzionali per il suo popolo di cristiani che abbasseranno lo sguardo e taceranno. E allora io gli dico: Anche Gesù era un immigrato, ricordatelo, ricordatevelo!

Il governo parlerà, accusando la sinistra per il suo buonismo degli anni passati che ha lasciato il paese come libero approdo per qualsiasi uomo. Bhè io vi ricordo che il governo attuale è il governo più razzista che ci sia stato in quest’ultimo cinquantennio, mantenuto sotto scacco dalla Lega Nord che è un movimento anticostituzionale, antidemocratico e razzista, che ha portato avanti la legge sulla denuncia dei clandestini negli ospedali, della creazione delle ronde e di numerosi iniziative di divisione tra l’Italia, inneggiando continuamente ad una Padania libera. La sinistra parlerà, anzi non parlerà e se parlerà dirà cose dette e ridette senza mai avere le forza per dare un senso alle parole.
Parleranno tutti, parleranno tanto da creare un silenzio assoluto, parleranno dicendo tutto, ma tranne le cose che bisogna dire .

Gli immigrati sono immigrati perché infondo noi siamo razzisti.  Lo siamo sempre stati, perché la nostra cultura di ospitalità, di fratellanza la misuriamo nelle osterie a bere e a mangiare, purché i commensali siano solo italiani. Noi siamo italiani, infondo siamo pizza, spaghetti, mafia, e per questo gli accadimenti di Rosarno non vanno letti come l’esempio che queste persone ci danno.
Gli accadimenti di Rosarno li faranno passare ancora una volta come il problema degli immigrati che vivono in condizioni impossibili al limite della sopravvivenza, gente che si ammazza per un tozzo di pane. Di Rosarno si ricorderà lo speciale televisivo, con la musica toccante e con l’immagine che ormai è un’icona dell’immigrato nero che nonostante vive in situazioni pietose ha ancora la forza di ridere, tanto che io mi chiedo: Ma che cazzo ha da ridere? Non lo ha capito che noi siamo più bestie di loro? Che il suo sorriso sarà rubato per commuovere ,per circa tre minuti, gli spettatori del sabato sera televisivo?

Guardiamo la realtà, questa gente non aveva niente da perdere per ribellarsi e soprattutto non aveva la nostra cultura omertosa di non intercedere in situazioni come quelle che vivono nel paese di Rosarno.  Questa gente, portata all’estremo ha ancora la capacità di ascoltare il senso dell’indignazione.
Forse la loro scala di sopportazione, del lavoro, del freddo, della puzza, della visione di tutto quello che ricopre una loro tenda, un rudere, una capanna, è più alta della nostra. Ma di sicuro sanno dire basta, sanno abbracciare le armi e lottare, conoscono l’intifada e conoscono forse la guerra anche per difendersi. E allora in questi messaggi di pace e di ipocrisia che diffondiamo, voglio anche io dire la mia e voglio dire a loro a tutti quei uomini sfruttati: grazie! avete dimostrato più voi in una notte, che non tutta la gente italiana che pur essendo sfruttata vive in questa nazione sul filo del compromesso mafioso. Il compromesso che impone che è sempre meglio galleggiare che sprofondare nella merda. Così le arance marciranno, altre cadranno ,alcune verranno raccolte, per finire sulle tavole degli italiani, infondo questo è il nostro mady in italy: il succo di arancia color sangue!

Domenico Ferrara
Consigliere della Federazione Sui-generiS

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