Pochi giorni fa, per primo e senza aspettare l’ultimo minuto, Magdi Cristiano Allam ha presentato la lista dei candidati alla Regione spiazzando, di fatto, tutti coloro che erano abituati alle alchimie delle contrattazioni estenuanti tra le segreterie dei partiti e tra i procuratori dei cosiddetti candidati “con il pacchetto di voti”.
Una lista semplice e pulita che vede lo stesso europarlamentare, giustamente candidato anche nelle due circoscrizioni provinciali, proprio a conferma della sua scelta convinta e non momentanea di impegnarsi in Basilicata.
Purtuttavia, non sono mancate le prese di posizione e le dichiarazioni, a volte insensate e scomposte che, se da un lato, testimoniano il provincialismo più retrivo che caratterizza tanti esponenti della politica lucana, dall’altro, lasciano trasparire il grande nervosismo che regna tra quanti sentono vacillare il castelletto su cui, in tanti anni di malgoverno, hanno costruito le proprie fortune politiche.
Dopo l’annuncio della candidatura di Magdi Cristiano Allam alla Presidenza della Regione Basilicata con la lista “Io Amo la Lucania”, si sono sprecate, in particolare, le prese di posizione sulla condizione di “straniero” dell’ex vicedirettore del Corriere della Sera e, quindi, di “lontananza” dell’europarlamentare dalla realtà della Basilicata.
Al contempo, quasi tutti, esponenti sia di destra che di sinistra, da Digilio a Latronico, da De Filippo a Restaino, Pagliuca, Sarubbi, Soave, etc., a conferma del sostanziale consociativismo che regna in Basilicata, hanno voluto rimarcare il carattere di “vicinanza” che, invece, contraddistingue i politici e i governanti indigeni.