Sarà il momento storico di forte bombardamento delle immagini, sarà che le altre discipline sono ferme nel rivedere anche loro stessa funzione, certo è che la fotografia al suo interno è attraversata da un forte fermento dialettico. E forte è anche l’attenzione verso di essa che arriva dall’esterno. La fotografia, va ricordato, è un’arte con una storia ancora relativamente breve (appena due secoli) e con una connotazione incontrovertibile che sgombra ogni equivoco.
Un fermo immagine è la narrazione di una verità, ma sempre in ragione di ciò che mostra e non in funzione di una tesi (pre)costruita o di quello che eventualmente (con esso) si vorrebbe dimostrare. Dentro questo dispositivo antitetico, tra mostrare e dimostrare, si inserisce l’etica della fotografia che oggi è andata un po’ scemando, specie tra i fotoreporter il quali puntano più al circuito delle gallerie, piuttosto che stare in linea con le indicazione di Henri-Cartier Bresson, cioè raccontare e testimoniare.
In questa breve premessa entra in gioco, se vogliamo, lo sguardo di Vincenzo Galante che non è un fotoreporter, ma la sua idea di fotografia si aggrappa alla filosofia di Cartier Bresson, in particolare nei suoi canoni, di immediatezza, semplicità, efficacia documentaristica. E lo si può riscontrare dalle tavole della mostra “V 5 Starting flash” che si inaugura oggi al Pub-Salomé di Piazza Plebiscito e rimarrà aperta fino al prossimo 14 settembre. Cinque scatti che vogliono dare la misura dell’istante strappato all’ umano vissuto ed a porre uno stretto punto di contatto con qualcosa o qualcuno. Nello specifico l’accostamento propende verso la figura femminile.
Galante ritrae una donna che può mettere le vesti del mitico e conturbante personaggio di Salomé o che si presenta in tutta la sua naturalezza, strizzando una certa predisposizione allo occhio della macchina. Più che raccontati, i negativi di Vincenzo Galante vanno visti per essere vissuti e percepire l’illusione “dell’istante sospeso”, che si arresta sulla materia chimica e si consegna immutabile al tempo infinito. Lo sguardo di Galante è lieve, mai invadente, declina le modulazioni delle affettazioni e dei preziosismi estetici, ma è nel bianco e nero che consegna i suoi risultati migliori, è su quella superficie che viene restituito fedelmente il fascino del fermo immagine e respinto ogni approccio retorico. Galante osserva, scruta la donna e la mostra per quella che è. Senza fini secondari, se non quello innocente di strappare dall’ espressione di un’anziana o dal movimento di una danzatrice un’emozione. Vernissage della mostra alle ore 19.00.
Mimmo Mastrangelo