Sono già una decina i titolari delle aziende agricole della Val d’Agri e del Sauro che hanno ricevuto atti ingiuntivi di pagamento e sono stati costretti a vendere automezzi agricoli e persino strumenti di lavoro fondamentali per la loro attività. La causa è negli irresponsabili ingiustificati e vergognosi ritardi dell’Arbea per il pagamento degli aiuti comunitari con conseguente indebitamento bancario degli agricoltori, sino al ricorso ai “canali illegali” dell’usura.
A denunciarlo è il Csail che in una nota ripropone la richiesta all’Assessore all’Agricoltura Mazzocco e alla Giunta Regionale del superamento della fase commissariale di Arbea che non ha dato alcun risultato tangibile nella “missione” affidata di recuperare i ritardi. L’unica cosa da fare se si vuole evitare che altre aziende agricole finiscano in fallimento – a parere del Csail – è il definitivo trasferimento di compiti e funzioni in materia direttamente all’Agea, l’Agenzia nazionale per l’erogazione degli aiuti comunitari.
Siamo inoltre sempre in attesa che l’Assessore del Dipartimento Agricoltura Mazzocco recuperi il tempo perduto sul Psr e proceda ad emanare i nuovi Bandi . I ritardi accumulati – aggiunge il Csail – rischiano, in virtu’ delle regole di disimpegno automatico della spesa, come è stato ribadito nel recente convegno della Coldiretti a Potenza, di far perdere, a fine anno, alla nostra Regione circa 33 milioni di euro a discapito di tutti quegli imprenditori agricoli che, soprattutto in un momento di gravissima crisi come quello attuale, intendono investire per aumentare il livello di competitività delle proprie aziende.
Anche per questo condividiamo e sosteniamo la proposta del presidente della Commissione Agricoltura della Camera on. Paolo Russo, per far sì che la politica di sviluppo rurale possa essere attuata su base nazionale attraverso un unico Psr e, soprattutto, un unico piano finanziario. D’altronde le esperienze non mancano. Fino alla programmazione 2000-2006 il piano di sviluppo rurale italiano era esattamente così. Per questo era possibile travasare le risorse non spese da una regione all’altra con meccanismi di compensazione. Nulla di più corretto e premiale sul piano di un sano federalismo di responsabilità e di spesa. E dovremmo orientarci allo stesso modo – afferma ancora il Csail – sulla vicenda Arbea con il ritorno all’Agenzia nazionale di ente pagatore, l’Agea.
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