“La firma del Protocollo d’Intesa per il Piano Strutturale Intercomunale della Val d’Agri, in attuazione del P.O. Val d’Agri finanziato dalle royalties del petrolio, dovrebbe essere preceduto da un bilancio trasparente delle spese sinora sostenute e dei risultati raggiunti per dare alle comunità locali interessate la reale situazione dello spreco delle risorse finanziarie”. E’ questa la posizione del Csail contenuta in una nota a firma del presidente Filippo Massaro, secondo il quale “invece di pensare ad un ennesimo “progetto di carta” mirato a fini demagogici e clientelari e destinato a non produrre né occupazione e né sviluppo, bisogna concentrare ogni impegno per dare seriamente risposte alle esigenze primarie delle nostre popolazioni.
Sul “Progetto Match” (al centro sempre dell’iniziativa istituzionale di domani) che dovrebbe favorire l’inclusione sociale e lavorativa di persone che vivono condizioni di svantaggio, il Csail – è scritto nella nota – non ha alcuna riserva preventiva e si limita ad auspicarne effetti ebenefici diretti per i cittadini disabili o comunque in condizione di svantaggio. Quello che invece non ci piace – precisa Massaro – è il continuo ricorso a progetti – clientelari e fasulli- che danno lavoro solo ad urbanisti e liberi professionisti per finire nei cassetti di enti. L’obiettivo questa volta è quello di realizzare uno studio “serio” dell’assetto urbanistico del Comprensorio, per poi passare ad uno studio successivo di pianificazione e governo del territorio denominato “Piano strutturale intercomunale”.
I responsabili del P.O. Val d’Agri, la Giunta Regionale e gli Amministratori Comunali – dice il presidente delCsail Filippo Massaro – in sostanza pretendono di “studiare” il “malato” mentre il malato sta morendo. Si sarebbe dovuto intervenire in tempo utile. Evidentemente i promotori dell’ennesimo e vergognoso caso di sperpero delle royalties non hanno mai fatto un giro in Val d’Agri e nel Sauro altrimenti conoscerebbero la sempre più grave situazione di fuga dai paesi specie delle giovani generazioni. Il rischio dunque è quello di predisporre un bel piano urbanistico che non tenga conto del fattore umano e di quello produttivo, perché anche le poche piccole imprese locali hanno chiuso o stanno chiudendo.
Altro che salvaguardia e miglioramento del contesto di vivibilità ambientale, potenziamento della dotazione di infrastrutture essenziali per il comprensorio e miglioramento delle dotazioni di servizio per l’elevazione della qualità della vita, che sono i soliti obiettivi demagogici e propagandistici “sulla carta” del P.O. Val d’Agri”.
Csail- Filippo Massaro