Eni e il modello lucano: Quarta forma del nichilismo assoluto

Che bello! L’Eni ha sospeso le sue attività d’estrazione per effettuare manutenzione e ammodernamento delle apparecchiature, operazione stabilita dalla legge, il tutto da fare in 25 giorni. Che bello, l’Eni potenzia i suoi impianti. Che bello, le aziende che dovranno effettuare i lavori cercano personale o meglio cercano dei servi, da assumere ogni tre mesi, eterni precari perché questa continua ad essere una regione maledetta che dimentica il suo popolo e in pompa magna rilancia le estrazioni di petrolio: sostituiamoci alla Libia, che bello!

Eppure il governo di questa regione non sarà mai in grado di guadagnare sul petrolio quanto il paese del dittatore arabo. Ma non è di questo che voglio parlare. Non sono più un agguerrito sostenitore del no oil in Basilicata, che vengano pure a tirare tutto quello che vogliono. Siamo un popolo di vigliacchi, di maledetti vigliacchi. Siamo cani senza istinto alla vita. E non perché le aziende che lavorano attorno al petrolio assumono i giovani per la manutenzione a termine, perché avere un lavoro a termine in Basilicata e come per una mosca avere la merda di vacca fresca. Questa regione è una vecchia puttana che non riesce nemmeno più a gemere quando viene sventrata dal vigliacco di passaggio.

Dopo tre rinnovi, l’azienda è costretta ad assumere a tempo indeterminato, si forse in un mondo normale, no nel regno dei fantasmi. Passati dieci giorni di licenziamento, si torna tutto da capo nella terribile giostra del termine, della frantumazione dei sogni. Ma poi chi sogna più in Basilicata? Solo qualche faccendiere della val d’agri che si garantisce il potere intascando anime e soldi, di chi avendo dei figli scambia il tumore con la dignità.

Nella terra maledetta non c’è posto per un no alle estrazioni, perché per questa terra il progresso è un’entità che non va indirizzata dall’uomo , perché l’uomo è superato, l’uomo ha delle emozioni , l’uomo è vita. E allora per la manutenzione del gioiello della tecnica maledetta, del capitalismo immortale e sempre meno umano, si assumono giovani disperati pronti a sacrificarsi. Devono scendere nei pozzi, pulirli con contratti a termine al minimo sindacale , per dodici ore al giorno(ogni mezz’ora li fanno risalire) e se non torni fuori dal pozzo, poco importa una vittima del progresso. Proprio così le aziende addette alla manutenzione , non garantiscono la vita , la sicurezza dei propri operai.

Ma no, in questa regione maledetta tutto cambia, ma dai, un giovane può morire, per la ricchezza dell’Eni e di questa entità senza anima che si chiama Basilicata, il progresso ha bisogno di sangue per far girare i suoi ingranaggi. Non garantiscono la vita dei propri operai:queste sono le parole che dicono a tutti quelli che arrivano disperati ai cancelli a chiedere dignità e lavoro. Non c’è posto per lacrime , affetti, rapporti umani, solo morte: la vita, già è scappata. Scegli o la vita o il lavoro, che bello! Il superamento dell’umano teorizzato dai filosofi , l’Eni con il suo capitalismo insieme a queste quattro aziende parassitarie l’ha raggiunto con l’annientamento della vita.

Fanno naturalmente le visite mediche della morte, che bello! I medici cercano, ex muratori o altri che abbiamo respirato materiale dannoso, il massimo per loro i fumatori. Perché in caso di indagine su qualche morte o magari tumore o altre malattie ( capiterà sicuramente , questo è dato per certo) si dovrà dire che i polmoni erano già danneggiati, ai figli in lacrime, alle moglie , alle madri dovranno dire che è colpa loro, della sigaretta, in sostanza che è colpa della vita. Hanno mangiato troppo, hanno fumato troppo, il traffico, la polvere della legna, hanno amato troppo, sono stati troppo liberi, forse qualche volta da bambini hanno avuto la dignità e quella fa male, e poi quei pianti a teatro proprio non fanno bene!Si queste sono le cose che fanno male, che bello!

Ma si continuate così, cosa serve la vita, cosa serve essere umani, cosa servono le lacrime se non a riempire il vuoto degli sciocchi che non credono al progresso del capitalismo senza spirito, al capitalismo dell’impulso tecnologico, al capitalismo del post umano. E si la morte ha superato la vita ed è colpa dell’uomo che è essere finito, essere che muore. E perché votare contro il nucleare, quella è tecnologia post umana, direi anche più nobile del petrolio. Perché non riempire i pozzi di scorie nucleari? Per il bene del capitalismo post umano. Perché insieme alle scorie nei pozzi non mettiamo anche i cadaveri specie di quelli più giovani per ingrassare questa terra nera? Metti che scopriamo che anche i cadaveri possono fare energia, anche quelli dei bambini malformati.

Riempiamo i nostri boschi di pannelli solari, anche se non sono collegati alla linea elettrica come per le pale eoliche, tanto il post umano non ha bisogno d’aria , né del profumo della Bellezza. Poveri i nichilisti del passato, in questa regione siamo arrivati al quarto tipo di nichilismo assoluto: il primo era uccidere l’altro ma non era abbastanza, il secondo uccidere se stessi ma non era possibile goderne, il terzo lo teorizzo Anders sulla bomba atomica, ma anche questa non era abbastanza. Il post umano del modello lucano va oltre, uccide non solo uomini, cancella la vita, ma anche la storia di un territorio con i suoi profumi, distrugge la bellezza, il tutto con la consapevolezza di un popolo, una sorta di suicidio collettivo. Il massimo del nichilismo, che bello!. Andare a braccetto con il nulla, con la fine di tutto, siamo protagonisti e vittime del gesto di morte collettivo, che bello! Via il petrolio!via il capitalismo post umano! Siamo alla fine dello slancio filosofico del nichilismo assoluto che coincide come sempre con la fine del godimento.

Francesco Altavista

One Response to Eni e il modello lucano: Quarta forma del nichilismo assoluto

  1. john sciosia scrive:

    Non ho parole di fronte a tanta amarezza, o meglio, a tanto cupo dolore. I fatti stanno proprio così. Tuttavia non possiamo scegliere la morte. Il fatto che la produzione del nostro bacino si appresti a superare l’ottanta per cento della produzione nazionale, non è cosa da poco. La crisi libica, poi, ha imposto un’accelerazione della produzione e così l’ ENI si appresta a un remake di quella famosa commedia americana “acchiappa i soldi e scappa”. Il famoso picco di Hubbert oltre il quale si verifica un declino naturale della produzione e quindi una diminuzione dell’attenzione sul bacino di estrazione, sarà superato in breve tempo. E noi avremo ottenuto qualcosa a quel tempo? o forse saremo stati sedotti e abbandonati ancora una volta alla mercè della nostra stupidità.Caro amico sparare alle stelle non serve loro stanno solo a guardare immobili le miserie umane. C’è però una speranza, ed è affidata alla nostra capacità di capire e di mettere in atto delle strategie efficaci. Dopotutto, nel testo sacro non si racconta che un Davide ebbe la meglio su un Golia ? Noi in questa fase storica disponiamo di qualcosa in più rispetto alla semplice fionda. Siamo in grado di capire malgrado i nostri potenti colonizzatori pensino il contrario. Il problema è politico e se non si fa piazza pulita dei dinosauri non ne usciremo vivi da questa vicenda. E’il tempo ormai che gli uomini di pensiero reagiscano. Per quanto mi riguarda ho da tempo attraversato il mio ” Rubicone” e tu?
    Credo che gli uomini di buona volontà debbano uscire dai “fori cadenti e dagli atri muscosi” e intonare, finalmente, il loro canto di guerra e di speranza.
    Ciao John.

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