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Uno scorcio di Basilicata
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Attraverso i nuovi concetti di “Geodiversità” (coniato agli inizi degli anni ’90 da studiosi americani e australiani) sta prendendo piede, negli ultimi anni, in Italia ma sopratutto in Europa la valorizzazione e la tutela di aree esclusive con requisiti scientifici, paesaggistici e didattici: i “Geoparchi”. Un territorio per poter diventare geoparco deve presentare la propria candidatura tramite un dossier dove una commissione di esperti internazionali valuterà se il parco candidato potrà entrare a fare parte della rete ENG (European Geoparks Networks). I geoparchi italiani, inseriti nel network europeo e mondiale, sono cinque (Parco Naturale Regionale del Beigua in Liguria, Parco Naturale dell’Adamello-Brenta in Trentino Alto Adige, Parco Geominerario Storico Ambientale in Sardegna, Geoparco delle Madonie e Parco Culturale Rocca di Cerere in Sicilia), cui sono stati aggiunti recentemente altri due: il Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano (Campania) e il Parco delle Colline Metallifere (“Tuscan Mining Geopark”) in Toscana.
Non è da meno il Parco Nazionale del Pollino, istituito con il DPR del 15-11-1993, che ricade al confine tra la Calabria e la Basilicata e spazia tra i due mari il Tirreno e lo Ionio. Comprende tre province (Cosenza, Matera e Potenza) e 56 Comuni (24 in Basilicata e 32 in Calabria), con una popolazione di 172.583 abitanti. Il territorio del Parco è a carattere prevalentemente montuoso (le quote medie sono comprese all’incirca sui 2000 m. dei rilievi montuosi e i 200 m del fondovalle) ed ha un’estensione di 192.565 ettari di terreno che lo rendono il più esteso d’Italia.
Lo scopo di quest’articolo è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica verso il parco e le sue bellezze e di conseguenza promuoverlo come geoparco in quanto portatore di parametri geologici talora esclusivi di particolare importanza scientifica, paesaggistica, culturale, socio-economica e scenica. In quest’epoca come quella attuale dove il ritorno alla natura incontaminata e selvaggia è sempre più richiesto, l’istituzione di percorsi geoturistici si sposa perfettamente con tale richiesta. Infatti analizzando nell’insieme il territorio del Parco Nazionale del Pollino risulta essere caratterizzato da litotipi abbastanza eterogenei. Su tali formazioni rocciose il modellamento superficiale risulta essere controllato oltre che dall’azione degli agenti esogeni anche dai fattori strutturali.
L’azione combinata delle acque meteoriche, del vento, del ghiaccio unitamente ai movimenti tettonici ha generato all’interno del Massiccio del Pollino una varietà di paesaggi di grande impatto scenografico che li rendono unici nel loro genere. Esempi di queste diversità si riscontrano presso l’area inerente Timpa delle Murge e Timpa di Pietrasso e lungo il tracciato del Torrente Raganello. Il primo percorso interessante da un punto di vista scientifico si sviluppa nell’area compresa tra Timpa delle Murge e Timpa di Pietrasasso. In tale geosito, nominato dal sottoscritto come “L’Oceano delle Timpe”, sono racchiusi frammenti di crosta oceanica dell’antico mare della Tetide. Questi luoghi rupestri e selvaggi si ergono isolati per erosione selettiva rispetto alle zone circostanti tali da renderli visibili da molti punti del Parco Nazionale del Pollino come nel caso di Timpa di Pietrasasso. La relativa successione ofiolitica è costituita da serpentiniti, gabbri eufotidi attraversati da filoni di diabase, brecce di pillows e lave a pillows, seguite dai resti della originaria copertura sedimentaria pelagica composta da argilliti silicee, radiolariti, calcari e calcari marnosi rosati, argilliti siltose rosso-verdi (un affioramento caratteristico di importanza didattica è ubicato a circa 150 m in direzione NNW dalla cima di quota 1326 m s.l.m. di Timpa delle Murge).
Le lave a pillows si presentano come strutture tondeggianti con dimensioni da centimetriche a metriche che rendono il paesaggio, da un punto di vista scenico, molto particolare e unico nel suo genere in ambito nazionale (foto 1). Il secondo percorso geoturistico proposto si articola lungo la Valle del Raganello, in cui imponenti strutture monoclinaliche di natura carbonatica (La Falconara, Timpa Porace-Cassano, Timpa di San Lorenzo, Civita e Monte Sellaro) emergono dai terreni flyschiodi. In particolar modo il T. Raganello risulta controllato da queste strutture di grande impatto morfologico, che vengono incise formando gole con pareti a strapiombo che possono raggiungere dislivelli ragguardevoli, offrendo al visitatore paesaggi incontaminati e di spettacolare bellezza paesaggistica (foto 2). Qui il torrente scorre fortemente incassato per circa 13 Km sovrastato a nord dalla Timpa di San Lorenzo mentre a sud dalla Timpa del Demanio. Spettacolari i giochi di luce che si vengono a creare in giornate soleggiate a causa di piccoli ruscelli le cui acque precipitando nelle gole del T. Raganello si vaporizzano e incrementano, alla base, processi di cavitazione. Inoltre lungo il tracciato vi sono anche cascatelle e “vasche” generate sia da brusche rotture di pendenza sia da locale morfoselezione. Queste vasche, piene d’acqua anche nei mesi estivi che ne impongono l’attraversamento a nuoto, sono in verità grosse conche di cavitazione/abrasione (marmitte).
Inoltre il crollo e il franamento di grossi massi possono ostruire il corso del torrente o in altri casi possono incastrarsi tra le pareti delle gole generando dei caratteristici “ponti naturali” come nel caso di Pietraponte che funge da collegamento tra le parti sommitali dei versanti. Inoltre ai geositi possono essere associati contenuti di carattere archeologico (siti d’antico insediamento antropico come la grotta del Romito), ecologico (una forma del rilievo può essere habitat esclusivo di alcune specie animali e vegetali come ad esempio il pino loricato presente in Italia esclusivamente nell’area del parco) o storico-monumentale e delle tradizioni locali. In conclusione la valorizzazione e la tutela di tali luoghi oltre alla divulgazione dei loro territori a livello nazionale e/o internazionale costituiranno una concreta risorsa culturale ed economica.
Fabio Esbardo ed Emanuele Pisarra
Fonte: Geologia e Ambiente
spett.le Redazione,
vi volevo ricordare Semplicemente che l’articolo “oceano delle timpe” è stato pubblicato sulla rivista GEOLOGIA&AMBIENTE ed è stato scritto da Fabio Esbardo ed Emanuele Pisarra.
distinti saluti
Emanuele Pisarra