Un prete antimafia, da sempre in lotta contro la criminalità organizzata, portatore di luce e speranze in una terra troppo spesso lasciata sola dalle istituzioni.
Il suo nome è Don Marcello Cozzi, presidente di Libera, associazione contro le mafie, che da sempre denuncia criminali e connivenze mafiose. Una battaglia dura, difficile, che talvolta porta a rischio l’incolumità della stessa vita.
E così ora Don Marcello “teme per la sua vita” in seguito alle dichiarazioni di un ex affiliato al clan Cassotta, Alessandro D’Amato, in merito all’omicidio dei coniugi Gianfredi, avvenuto a Potenza nel 1997. L’affiliato è stato arrestato il 3 luglio del 2009 e tutt’ora è a giudizio davanti alla Corte D’Assise del capoluogo con l’accusa di aver traghettato Marco Ugo Cassotta, capo dell’omonimo clan, sino a Contrada della Leonessa, a Melfi, dove il capobastone è stato rinvenuto carbonizzato il 17 luglio del 2007.
Il sacerdote è apparso preoccupato per quanto sta accadendo nella provincia di Potenza che ha paragonato a quella trapanese degli anni 90: “La Sicilia in cui perse la vita il giudice Rosario Livatino, di cui ricorre l’anniversario tra pochi giorni” ha sottolineato il prete antimafia.