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Petrolio: è ora di fare chiarezza!

Il Governatore De Filippo non ha alcuna intenzione di “scomodare” il Governo a rivedere la “ridicola” “offensiva” “mortificante” e “inconcepibile” percentuale di royalties per il petrolio estratto da noi.

Le parole che ha pronunciato ieri in Consiglio Regionale rispetto ad una proposta – questa volta concreta – da parte del consigliere Autiliodi una legge regionale da trasmettere al Parlamento per arrivare dall’attuale 10% al 50%, sono inequivocabili: poiché lo Stato incassa dalle compagnie petrolifere un gettito fiscale altissimo – è il pensiero del nostro Governatore - non si può chiedere di più. E ci ha persino fatto una “lezioncina” di fiscalità elencando tutte le voci correlate all’estrazione di idrocarburi che finiscono nelle casse statali. Dunque, noi lucani dovremo continuare anche a pagare per la Guerra in Abissinia, perché forse non tutti gli automobilisti sanno che nel determinare il costo complessivo del carburante alla pompa tra le numerose voci c’è anche questa. Intanto prendiamo atto dai calcoli di De Filippo che alla Basilicata sono andati 109 milioni di euro di royalties e allo Stato, sempre per il petrolio da noi estratto, ben 3 miliardi di euro di accise. E la proiezione al 2015 è ancora più favorevole per lo Stato che con l’incremento dei barili di greggio estratto punta a raddoppiare l’attuale incasso – che equivale alla Finanziaria -

Petrolio… cosa ne sarà in Basilicata?

petrolio“Pensavamo che le celebrazioni degli eventi storici riferiti al Risorgimento Lucano con le iniziative di Moliterno, Montemurro e Corleto Perticara fossero definitivamente concluse, invece dobbiamo registrare la ripresa di “moti carbonari” non più intorno all’unità nazionale, ma intorno all’unità della politica, delle istituzioni e delle imprese della Val d’Agri sull’affare petrolio. Il riferimento è alla improvvisa e ancora sotterranea ripresa dell’attività dell’Associazione Area Sud, Associazione “Ricerca Energia Ambiente per uno Sviluppo Umano Duraturo” nata nel 2008 a Marsiconuovo, dove ha sede, e che dopo un periodo di “sonno” sembra avviata a riprendere il proprio interesse sul patrimonio petrolifero valligiano e del Sauro. Sia chiaro, da parte nostra non c’è alcun atteggiamento di gelosia e tanto meno di prevenzione rispetto ad iniziative che, come si legge dal sito storico di Area Sud, si propone di “favorire, in una prospettiva di solidarietà sociale, lo sviluppo locale con messa a sistema e valorizzazione delle potenzialità del territorio della Val D’Agri”, focalizzando l’attenzione “sull’uomo e l’appropriazione del proprio futuro”.

Quello che non ci convince è innanzitutto il metodo prescelto dai promotori e sostenitori, tra i quali risultano persino l’ex ministro venezuelano Reinaldo Figuerado, esperto in problemi di sfruttamento petrolifero e funzionari della società Petroleos de Venezuela, vale a dire uomini, questi ultimi, che hanno da sempre fatto grossi affari sul petrolio. Se l’obiettivo infatti è quello di “stimolare il dibattito interdisciplinare tra scienza, tecnologia, innovazione, economia e società al fine di promuovere interscambi ed approfondimenti nella ricerca di un percorso originale per raggiungere uno sviluppo umano duraturo e sostenibile nel nuovo quadro della mondializzazione” perché non farlo alla luce del sole e senza selezionare gli invitati agli incontri “carbonari” a Marsiconuovo e alla Regione sia tra politici regionali e locali, tra gli amministratori che tra categorie sociali e professionali? E ancora, perché escludere movimenti, comitati, associazioni della società civile, come il Csail, che non certo da oggi hanno dato ampia prova di affrontare questi temi senza “padrini” e “sponsor”?

Acqua: Vendola non può decidere per la Basilicata

acqua”Il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, non puo’ decidere opere pubbliche da realizzarsi nella nostra regione”. Lo affermano il deputato Vincenzo Taddei ed il senatore Cosimo Latronico, del Pdl, commentano la notizia della decisione della Puglia di raddoppiare la condotta del Sinni, che ricade in territorio lucano, con 180 milioni di euro del Fas pugliese.

Secondo i parlamentari del Pdl ”il progetto di raddoppiare la condotta del Sinni, deciso nel programma Fas della Regione Puglia, non e’ assolutamente accettabile senza un preventivo assenso delle istituzioni preposte a cio’, ad iniziare dalla Regione Basilicata e dal comitato istituzionale, formato da rappresentanti di entrambe le Regioni e del Ministero delle Infrastrutture e costituito con l’accordo quadro sulle risorse idriche siglato nel 1999".

Fonte: Libero News

Basilicata: Moliterno come l’Iran?

L’articolo 21 della Costituzione Italiana recita testualmente “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione…..”, La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948, rilancia lo stesso principio. Ahimé, a Moliterno però, questo messaggio non è ancora giunto.

Arrivati ormai all’Anno Domini 2011, la maggioranza al Comune di Moliterno ha autoritariamente applicato la sua censura politica, sbattendo fuori dalla pagina ufficiale di Facebook, arbitrariamente, ben cinque cittadini. Io sono uno di quelli.

Proprio di questo si è trattato.

A pochi giorni dall’insediamento, lo scorso anno, con delibera di Giunta Comunale n.54, il governo cittadino ha istituito la propria pagina ufficiale sul social network Facebook. Nel corso di tutti questi mesi, tanti sono stati i temi trattati e le discussioni affrontate, dai cittadini e mai dall’amministrazione.

Una pagina nata per volere della maggioranza, ma mai utilizzata da quest’ultima per dialogare e confrontarsi con la comunità., se non per la presenza di sterili comunicati in un mediocre politichese.

Manovra: addio Potenza e Matera e stretta sull’evasione

Concluso con un "Molto bene" di Giulio Tremonti si passa ora ad analizzare il testo dell’accordo della manovra.

Tutte le province spariranno, l’Iva non sarà ritoccata e il contributo di solidarietà per i redditi più alti sarà abolito sostituito da un intervento sulle pensioni.

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Di seguito i punti salienti dell’accordo Pdl-Lega:

  • Addio al contributo di solidarietà, si agisce sulle pensioni
  • Si va in pensione solo dopo aver effettivamente lavorato. Il calcolo per il raggiungimento dell’età pensionabile non considererà gli anni di servizi militare prestato e degli anni universitari.
  • Il contributo di solidarietà sarà solo per i parlamentari
  • Tutte le province verranno soppresse, inclusa Potenza e Matera
  • Il numero dei parlamentari sarà dimezzato per via costituzionale
  • L’IVA non aumenterà

Proclami e demagogia senza fine sui tagli ai costi della politica

Il gran parlare sui tagli ai costi della politica, non si sa fino a che punto in fase di effettiva esecutività, e da cui traspare un’affannosa rincorsa al recupero di credibilità da parte di tutta la classe politica, lascia il tempo che trova di fronte alle responsabilità oggettive della stessa nell’avere impiantato un sistema autoreferenziale, costoso, addirittura dannoso per la società e non rispettoso della sovranità dei cittadini.

La funzione sovrana del popolo, notoriamente scippata dalle élites partitocratiche, non può essere ripristinata e garantita da tagli annunciati e forse destinati a non avere mai seguito, poichè è fin troppo evidente che la classe politica italiana è ormai vittima del suo stesso sistema marcio.

Per riformare efficacemente la politica, invece di poche sterili “potature” che tuttavia lasceranno intatti gli impianti centrali del sistema, bisogna partire da una profonda azione di bonifica capace di rilanciare, fino in fondo, la credibilità e l’autorevolezza dei partiti.

Matera, una provincia a rischio?

In base alla nuova legge che vuole una riduzione dei costi della politica, la provincia di Matera potrebbe scomparire. Con poco più di 200.000 abitanti ed un territorio di 3446 km quadrati la provincia in questione spende oltre 53 milioni all’anno, di cui 28 milioni di euro sono frutto di deleghe regionali, oltre che nel settore dei trasporti, nella forestazione e nella formazione.Provincia_di_Matera-Stemma

E quando i soldi scarseggiando le province più piccole rischiano di scomparire: ma se la sede della regione è già a Potenza, perché non lasciare la sede della provincia a Matera? Il territorio lucano è immenso, ricco di tradizioni e non facile da amministrare e gestire. Per l’attuale presidente della Provincia di Matera, Franco Stella, “La questione degli sprechi non è problema da sottovalutare, oggi più che mai diventa indispensabile individuare le voci di spesa inutili o eccessive da tagliare ma, al contempo, diventa altrettanto improrogabile la necessità di razionalizzare l’intera gestione amministrativa. Un’ottimizzazione che serve al Paese per sopravvivere e per dare il via a un nuovo inizio. In questo scenario, che non può che essere propositivo, l’abolizione delle Province si configura, almeno secondo il Governo, come una possibilità effettiva di risparmiare. Io non credo, però, che il rapporto costi-benefici possa realmente contribuire a soddisfare le richieste dell’Europa e a migliorare i servizi per i cittadini. Quando individui una soluzione, che stravolge un ordinamento costituzionale (la disciplina delle Province è contenuta nel titolo V della parte II della Costituzione – artt. 114 ss.) devi essere certo che le conseguenze non producano un’involuzione piuttosto che un’evoluzione. Sarebbe qualunquistico, demagogico, limitarsi all’equazione: meno rappresentanti politici, meno soldi dunque più giustizia sociale”.