“Pensavamo che le celebrazioni degli eventi storici riferiti al Risorgimento Lucano con le iniziative di Moliterno, Montemurro e Corleto Perticara fossero definitivamente concluse, invece dobbiamo registrare la ripresa di “moti carbonari” non più intorno all’unità nazionale, ma intorno all’unità della politica, delle istituzioni e delle imprese della Val d’Agri sull’affare petrolio. Il riferimento è alla improvvisa e ancora sotterranea ripresa dell’attività dell’Associazione Area Sud, Associazione “Ricerca Energia Ambiente per uno Sviluppo Umano Duraturo” nata nel 2008 a Marsiconuovo, dove ha sede, e che dopo un periodo di “sonno” sembra avviata a riprendere il proprio interesse sul patrimonio petrolifero valligiano e del Sauro. Sia chiaro, da parte nostra non c’è alcun atteggiamento di gelosia e tanto meno di prevenzione rispetto ad iniziative che, come si legge dal sito storico di Area Sud, si propone di “favorire, in una prospettiva di solidarietà sociale, lo sviluppo locale con messa a sistema e valorizzazione delle potenzialità del territorio della Val D’Agri”, focalizzando l’attenzione “sull’uomo e l’appropriazione del proprio futuro”.
Quello che non ci convince è innanzitutto il metodo prescelto dai promotori e sostenitori, tra i quali risultano persino l’ex ministro venezuelano Reinaldo Figuerado, esperto in problemi di sfruttamento petrolifero e funzionari della società Petroleos de Venezuela, vale a dire uomini, questi ultimi, che hanno da sempre fatto grossi affari sul petrolio. Se l’obiettivo infatti è quello di “stimolare il dibattito interdisciplinare tra scienza, tecnologia, innovazione, economia e società al fine di promuovere interscambi ed approfondimenti nella ricerca di un percorso originale per raggiungere uno sviluppo umano duraturo e sostenibile nel nuovo quadro della mondializzazione” perché non farlo alla luce del sole e senza selezionare gli invitati agli incontri “carbonari” a Marsiconuovo e alla Regione sia tra politici regionali e locali, tra gli amministratori che tra categorie sociali e professionali? E ancora, perché escludere movimenti, comitati, associazioni della società civile, come il Csail, che non certo da oggi hanno dato ampia prova di affrontare questi temi senza “padrini” e “sponsor”?